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Geoffrey Cox, l’opinione legale shock spariglia le carte Brexit. May sempre più sola

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Il fattore Geoffrey Cox spariglia le carte della Brexit. Ancora incognite, mentre i cittadini britannici che hanno votato Leave, quel 23 giugno del 2016, data in cui si è tenuto il referendum sulla Brexit, ribadiscono in tutti i modi che “Leave Means Leave”, ovvero “Lasciare significa lasciare”.

Ma la realizzazione di quel referendum si fa sempre più complicata, mentre la premier britannica Theresa May sembra destinata ormai a una eterna sconfitta. Traghettare il Regno Unito dal blocco europeo nei tempi previsti, ovvero il prossimo 29 marzo, evitando lo scenario peggiore, quello di un no-deal Brexit?

May potrebbe essere costretta, un giorno, a non riuscire a spuntare la casella che corrisponde al progetto politico più importante della sua vita.

Il suo pellegrinaggio a Strasburgo, all’Europarlamento, dove ha incontrato il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, sembrava aver dato qualche speranza in più che la sua proposta sulla Brexit, questa volta, dopo la clamorosa sconfitta dello scorso 15 gennaio, potesse essere approvata dalla Camera dei Comuni del Regno Unito.

Nessuno si faceva grandi illusioni, certo: ma il fatto di poter sbandierare almeno le ‘garanzie vincolanti’ sulla durata non illimitata del backstop sul confine irlandese, aveva acceso una speranza sulla possibilità che l’accordo, stasera, venisse accettato.

Detta speranza, già flebile, si è scontrata con le dichiarazioni di Geoffrey Cox, procuratore generale del Regno Unito, tra le voci più seguite dai parlamentari.

Intervenendo alla Camera dei Comuni, Cox ha espresso il proprio parere legale sul ‘nuovo’ accordo che sarà votato stasera, alle 20 ora italiana, a Westminster. Il Withdrawal Agreement, ovvero l’accordo di ritiro UK dall’Ue frutto dell’intesa tra la premier May e Bruxelles raggiunta lo scorso novembre, ha ammesso, è stato migliorato con l’incontro tra May e Juncker.

Detto questo, il rischio legale che il Regno Unito finisca con il rimanere intrappolato nell’Unione doganale, a causa del backstop sul confine irlandese, rimane lo stesso. Schiaffo in pieno volto ai Brexiteers più falchi, che hanno visto – almeno legalmente -fondati i loro timori: ovvero che il Regno Unito rimanga ostaggio dell’Ue, in particolare dell’unione doganale e del mercato unico europeo, anche dopo la realizzazione del Leave.

La reazione è stata immediata e chi sperava nel possibile appoggio da parte dei DUP e dei Brexiteers più convinti è stato costretto a mettere di nuovo tutto in discussione.

Arlen Foster, leader del DUP, partito unionista dell’Irlanda del Nord – che appoggia il governo – ha confermato che, a questo punto, il suo partito non darà il suo voto a sostegno della ‘nuova’ proposta della premier britannica. Motivo: l’assenza di “progressi sufficienti”. Viene ripresa l’opinione di Cox, laddove si legge che “il rischio legale rimane invariato”.

Idem lo European Research Group, ovvero il gruppo che include i deputati conservatori più euroscettici di Westminster. Così il Tory Brexiter e appartenente all’ERG, Sir Bill Cash, ha detto in una nota:

“Alla luce della nostra analisi legale e di altre, raccomandiamo di non votare a favore della mozione di governo nella giornata di oggi”.

A questo punto, è davvero difficile che May possa riuscire a incassare una vittoria, visto il mancato sostegno sia da parte del DUP che dell’ERG.

Vittima illustre delle incertezze è la sterlina che, dopo la pubblicazione della lettera di Cox, vira bruscamente verso il basso, sia verso il dollaro, che verso l’euro.

nei confronti del dollaro, la valuta capitola fino a -1% circa a $1,3012. Anche verso l’euro la flessione è di quasi -1%. Dopo lo shock iniziale, i movimenti si fanno meno violenti: il rapporto sterlina-dollaro cede alle 15.30 ora italiana lo 0,15%, a $1,3130, mentre quello euro-sterlina sale dello 0,42%, a GBP 0,8587.

Le previsioni sulla sterlina rimangono molto incerte. Tutto a questo punto dipende da cosa succederà nelle prossime ore. La valuta britannica rimane in ogni caso in calo di oltre -8% rispetto al giorno del referendum sulla Brexit del giugno di tre anni fa. Mentre un attenti arriva da Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo. Tajani sottolinea che le questioni legali affrontate da Cox si riferiscono a “un problema interno del Regno Unito” e che non ci saranno considerazioni ulteriori dell’accordo da parte dei 27 paesi dell’Unione europea (che sono ancora 28, visto che il Regno Unito non ha ancora dato seguito al voto ‘Leave’, nei fatti). “Siamo molto chiari – ha detto Tajani – cambiare la nostra posizione è impossibile”.

Un avvertimento era stato tra l’altro lanciato, a tal proposito, dallo stesso numero uno della Commissione europea, Jean-Claude Juncker che, appena qualche settimana fa, era arrivato a invocare addirittura l’aiuto di Dio: “Questa è una seconda chance. Non ce ne sarà una terza”.