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Generali fa conoscenza con i fondi attivisti

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Anche in Italia arrivano le locuste, o per meglio dire quei fondi hedge, ribattezzati attivisti, che non si limitano a investire nelle imprese ma vogliono influenzarne le loro strategie e avere voce in capitolo sulla governance.


 

E’ quanto avvenuto ieri per Generali. Il fondo londinese Algebris Investments, affiliato a  The Children Investment’s Fund (Tci) ha infatti inviato una lettera al presidente e ai due amministratori delegati della compagnia, Antoine Bernheim, Giovanni Perissinotto e Sergio Balbinot. Oggetto della missiva una contestazione alla struttura di governo societario anomala di Generali, l’incerta creazione di valore del piano industriale, i conflitti di interesse con Mediobanca e una remunerazione del presidente “inaccettabilmente elevata”.


 


Una richiesta che potrebbe avere strascichi importanti. Algebris detiene in Generali una quota dello 0,3% e opzioni per salire all’1%, ma potrebbe avviare consultazioni con altri soci Generali per raggiungere il 10% del capitale e convocare un’assemblea sulla governance.


 


Il potenziale della compagnia, secondo Algebris sarebbe frenato proprio dalla governance, a causa della quale Generali esprimerebbe “solo il 60% dei propri utili potenziali”. Per dimostrare la minore creazione di valore per gli azionisti, il fondo ha messo a confronto Generali con Axa e Allianz negli ultimi 3,4 e 5 anni evidenziando un rendimento per gli azionisti del 30% inferiore rispetto alle due maggiori compagnie di assicurazione europee. Algebris chiede dunque “l’individuazione di obiettivi a 3-5 anni in termini di utili per azione, dividendi per azione, risultato operativo e combined ratio, e una riduzione significativa della componente fissa di remunerazione del top management. Riguardo a quest’ultimo punto il fondo si è concentrato in particolare sul compenso del presidente Bernheim, nettamente superiore a quello dei suoi colleghi di Allianz o Axa “senza una chiara giustificazione”. Il fondo propone poi il passaggio a un assetto composto da un presidente non esecutivo, un solo amministratore delegato e figure responsabili per le funzioni chiave del gruppo. Le modifiche proposte, secondo la tesi di Algebris, consentirebbero di veder crescere i profitti netti del 2009 dai 3,8 previsti a 4,5-5,5 miliardi di euro.


 


Il fondo Algebris è stato fondato da Eric Halet e dall’italiano Davide Serra circa un anno fa.