Generali chiarisce i rapporti con Ppf, aspettando il cda straordinario. E' la governance il piatto forte

Inviato da Micaela Osella il Lun, 28/03/2011 - 11:46

Governance e governo. Chiarezza e trasparenza. A cominciare ovviamente dall'operazione con la ceca Ppf, sulla quale questa mattina è planata puntuale l'informativa al mercato chiesta dalla Consob. Su queste basi, e dopo l'astensione sul voto al bilancio del vicepresidente Vincente Bollorè e le prese di posizione polemiche del patron della Tod's Diego Della Valle, prosegue il pressing di una parte del consiglio di Generali sul presidente Cesare Geronzi, affinchè convochi un cda prima dell'assemblea del prossimo 30 aprile. Un pressing che ha la sua massima espressione nella lettera, peraltro non ancora arrivata sul tavolo del presidente, di oltre 1/3 del board e che chiede una riunione del consiglio prima di quella fissata il 12 maggio.

Intanto Generali ha messo un punto a suo favore, nel pallottoliere: ha risposto alla Consob che aveva chiesto integrazioni sull'alleanza Generali Ppf Holding rispetto a quanto già chiarito nella nota al bilancio, dove Generali ha indicato che il prezzo dell'esercizio dell'opzione a vendere il 49% in mano al ceco Petr Kellner potrebbe oscillare tra i 2,5 e i 3 miliardi nel 2014. Poi è emerso che le accuse di Bollorè riguardavano anche un prestito che Kellner ha ottenuto nel 2008 da Calyon, e per il quale ha fornito a garanzia il proprio pacchetto nella joint venture Generali Ppf Holding (2,5 miliardi il valore della quota, fino a 2,1 miliardi la linea di credito). E da qui è scattato il polverone. Da Trieste questa mattina hanno spazzato via i dubbi e la coda delle polemiche: hanno fatto sapere che per creare l'alleanza con Ppf nell'Europa centro orientale Generali, che ha il 51% della joint venture, non ha dovuto farsi carico di alcun premio di maggioranza.

La costituzione di tale joint venture, ha puntalizzato il Leone, è stata realizzata mediante il conferimento in Generali Ppf Holding di una serie di partecipazioni societarie detenute dai due partner nell'area e con il pagamento dal Leone al gruppod i Petr Kellner di un conguaglio in denaro, "a valori di mercato e senza contemplare alcun premio di maggioranza a carico di Generali". Inoltre la compagnia italiana non ha prestato, direttamente o tramite società del gruppo, alcuna garanzia a favore di Petr Kellner o del Gruppo Ppf, a fronte di affidamenti o anticipazioni connesse con la futura dismissione della partecipazione Ppf. "Tutte le ipotesi di uscita Ppf sono sotto il controllo di Generali", spiega la società triestina, segnalando che "gli accordi Generali-Ppf sono stati approvati con voto unanime dal consiglio di amministrazione e dal comitato esecutivo di Generali".

Il diritto di Kellner a uscire da Generali Ppf Holding, in cui possiede il 49% a fronte del 51% in mano al Leone, potrà venir esercitato tra l'1 e il 10 luglio 2014, se non ci sarà un accordo sul rinnovo dell'alleanza e non fosse possibile ottenere un rifinanziamento dell'attuale indebitamento finanziario di Ppf. A quel punto il gruppo ceco potrà chiedere di avviare una Offerta pubblica iniziale sul 75% delle proprie azioni, con il consenso Generali, oppure vendere la propria quota a terzi o a Generali, a discrezione del Leone. Il prezzo in caso di acquisto sarebbe quello più alto tra il valore di mercato della quota e un prezzo minimo garantito determinato a partire dalla cifra di 2,5 miliardi, meno i dividendi percepiti da Ppf, più gli interessi del finanziamento bancario ottenuto dal gruppo di Kellner, delle obbligazioni emesse da Ppf e sottoscritte da Generali e di altri eventuali apporti di capitale fatti da Ppf, per sostenere la crescita delal Jv o mantenere i livelli di solvibilità al 150%.

Prima del 10 luglio 2014, clausole standard consentono a Ppf l'uscita dall'alleanza in caso di rimborso anticipato del proprio debito oppure in caso di una scalata sulle Generali. Con l'esercizio dell'opzione di vendita da parte di Kellner, se non si procede all'Ipo, laddove Generali decidesse di non acquistare la Partecipazione Ppf, si procederà con successive procedure d'asta fino a che non sia possibile effettuare la vendita ad un terzo. Al di là di queste intese vengono fissate tutta una serie di condizioni che consentono a Ppf di uscire dall'alleanza e che sono fondamentalmente legate a degli obblighi contrattuali. Gli analisti di Intermonte guardano già oltre.

"È attesa nei prossimi giorni la convocazione di un CdA straordinario a seguito della richiesta effettuata da 6 consiglieri, dopo il caso Bollorè", segnala il broker nella nota uscita oggi. "Riteniamo tale evento positivo, alla luce dell'attuale tensione all'interno del consiglio. A nostro avviso sarebbe comunque prematuro aspettarsi cessioni di quote oppure stake building - concludono, confermando l'outperform sul Leone con target price a 19 euro - . La nostra view positiva è legata al miglioramento atteso dal punto di vista operativo". Facendo un atto distensivo, Geronzi si è tenuto fuori dalle polemiche e ha risposto, nell'ultima settimana, sia all'amministratore delegato Giovanni Perissinotto sia ai tre consiglieri indipendenti, di ritenere di non dover intervenire, lasciando a ciascuno la responsabilità di ciò che dice. Da qui al prossimo 6 aprile poi, giorno fissato per l'esecutivo della compagnia, ci saranno una serie di contatti e, non è da escludere, che proprio il comitato possa essere un momento di riflessione per arrivare all'assemblea in un clima di maggiore tranquillità.

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