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General Motors: bancarotta inevitabile, al governo andrà il 70%

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Nulla di fatto per il piano di ristrutturazione del debito di General Motors. Per il colosso di Detroit si aprono quindi le porte del tribunale fallimentare, preludio alla nazionalizzazione di fatto del gruppo di Detroit. Al termine della fase del Chapter 11 il governo americano avrà il controllo di quasi i tre quarti della nuova società. La Casa Bianca spiega che “tutti gli azionisti dovranno fare sacrifici se vogliono” la salvezza di Gm e per questo la task force guidata da Steven Rattner continuerà a lavorare fino al 1 giugno per una soluzione. Ai creditori Gm aveva offerto 225 azioni per ogni mille dollari di valore nominale, una quota del 10% del gruppo ristrutturato per un azzeramento dell’esposizione. “Le adesioni degli obbligazionisti sono state inferiori alla soglia richiesta da Gm”, spiega la società, ovvero molto meno del 90% dei 27 miliardi di dollari di debito non assicurato, pertanto lo swap non ci sarà. Della nuova società il 70% andrà all’amministrazione Usa, che avrà diritto di nomina dei consiglieri del cda. La quota è salita rispetto alla previsione del 50%, e si somma a un altro 2% intestato al governo canadese. Il Washington Post parla di nazionalizzazione in piena regola con la nascita di Governing Motors, come nel settore finanziario è accaduto con CitiGov, mentre a Wall Street il suo titolo è scivolato ieri del 20%. Al fondo pensionistico e sanitario del sindacato United Auto Worker, andrà il 17,5%, con la possibilità di salire al 20%, mentre ai creditori una parte residua.