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Gemina: attesa per domani cessione quota Intermobiliare, voci di incontri

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Ulteriore passo in avanti nel riassetto di Gemina. Domani 11 gennaio, secondo quanto si apprende, dovrebbe arrivare la cessione delle quote della finanziaria di Via Turati in mano a Italmobiliare (2,31% del capitale). Anche in questo caso, com’è già successo per i pacchetti di Edison, Pirelli & C e della stessa Italcementi, gli acquirenti saranno Infrastrutture & Sviluppo (ex Miotir), Fondiaria-Sai, Generali e il gruppo Fassina, pro-quota rispetto alle azioni già detenute. Ma parallelamente a questa operazione, messa in cantiere già da tempo, proprio l’11 dovrebbe svolgersi, secondo quanto risulta a Finanza.com, un incontro organizzato dai vertici del patto Gemina, con la presenza di Cesare Romini. Il rendez-vous sarebbe a Torino, lontano da occhi indiscreti, e non è dato sapere se all’incontro parteciperanno anche esponenti di Save, la società presieduta da Enrico Marchi cui fa capo, complessivamente, più del 12% di Gemina. Dopo il fallimento del blitz teso ad entrare nel patto di sindacato per spingere l’integrazione tra gli aeroporti di Roma e quelli dell’area veneziana, tutti attendono le mosse della società veneta che, giova ricordarlo, ha il pacchetto in mano ad un prezzo medio pari a 2,1 euro. Un valore superiore alle attuali quotazioni e quindi poco appetibile in questo momento. Ma Save non avrebbe fretta di vendere, in attesa di capire quali sono le mosse dei nuovi entrati nell’ex Miotir, Benetton e il fondo clessidra di Claudio Sposito. Giorni fa si era sparsa la voce che Luigi Lucchini, presente nel patto Gemina tramite la Sinpart con l’1,7%, avesse proceduto ad una ricognizione con Save per capire le intenzioni di quest’ultima. Si era anche parlato di un interesse per il pacchetto in questione ma al momento sembra prematuro sostenere simili ipotesi. Anche perché il pacchetto non potrebbe essere sindacato pena il lancio di un’opa, e mantenerlo fuori dal patto potrebbe non essere strategicamente, ed economicamente, vantaggioso. Tra i nodi da sciogliere anche la posizione di Mediobanca (e di Generali), il cui “assordante” silenzio non giova sicuramente alla comprensione del questioni sul tavolo.