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Gelo Pd-Padoan su tasse, rumor manovra più leggera in autunno. Caos Bce, senza QE BTP in bilico

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Nodo debito pubblico: cosa accadrà all’Italia, che già deve presentarsi tra qualche giorno a Bruxelles con una manovra da 3,4 miliardi di euro, pari allo 0,2% del Pil, quando non ci sarà più l’assist della Bce?

Nella massima confusione che regna evidentemente ai piani alti di Francoforte, con report esclusivi che parlano di una banca centrale timorosa di possibili fraintendimenti dei mercati (come ha segnalato un recente report esclusivo) e un Benoit Coeure che avverte che i governi devono tenersi pronti all’eventualità di un rialzo dei tassi, una cosa sembra sicura: finora lo spread, i tassi, i cds sull’Italia, insomma il rischio Italia, sono rimasti dietro le quinte grazie all’assist firmato Bce: assist che ha preso la forma di una politica monetaria ultra-accomodante, concretizzatasi con l’era di tassi sotto lo zero e con il piano del QE. Con quel piano, in modo particolare, la Bce ha acquistato bond dell’Eurozona, inclusi i BTP. 

Ma prima o poi questo assist finirà, come fa notare un report di Pimco diffuso settimane fa, secondo cui – volente o nolente – la Bce sarà costretta a ridurre gli acquisti dei titoli governativi dell’area euro a partire dall’inizio del 2018.

“Di fatto, noi crediamo che (la Bce) dovrà smettere di acquistare bond sovrani di alcuni paesi più piccoli nel primo trimestre del 2018, se intende rispettare sia il limite del 30% per ogni Paese emittente che quello del 33% per ogni singola emissione. Soltanto allentando questi vincoli e la regola del capital key (quella che impone che l’acquisto dei titoli avvenga in proporzione all’incidenza che ogni paese ha sul capitale della Bce), o soltanto acquistando altri asset, il QE potrebbe essere esteso al di là del secondo trimestre del 2018, secondo le nostre attese”.

Partendo dal presupposto che il limite del 33% e la regola del capital key verranno rispettati, Pimco ritiene che la Bce potrebbe dare il via al tapering degli acquisti del QE abbassando il valore dei bond sovrani che acquista ogni mese (fino alla fine di marzo per 80 miliardi di euro, da aprile per 60 miliardi), a “40 miliardi di euro per mese, nel primo trimestre del 2018, per poi scendere a 20 miliardi al mese nel secondo trimestre, e alla fine concludere il QE nel giugno del 2018.

Pimco ritiene che “la decisione di avviare il tapering nel 2018 sarà comunicata in occasione del meeting di settembre di quest’anno” e prevede “un cambiamento nella forward guidance sui tassi nel corso di quest’anno, forse già nella riunione di giugno del 2017″. 

Sulla base di quella che sarà la nuova realtà della Bce, Federico Fubini affronta sul Corriere della Sera la possibilità che “la stretta al bilancio per il 2018 possa “essere circa della metà di quanto previsto fino ad oggi – circa 8 o 9 miliardi”, sottolineando allo stesso tempo che “presto la fine degli acquisti di titoli da parte della Bce metterà in chiaro che l’Italia non può smettere di risanare e di modernizzarsi, neanche per pochi mesi”. La Commissione Ue “potrebbe accettare una correzione del deficit italiano del 2018 per circa lo 0,5% del reddito. Meno dell’1,2% previsto. Difficile però che sia annunciata già nel Def dei prossimi giorni, anche perchè i colloqui sono tutti in corso”.

E mentre è guerra di nervi tra l’ex premier Matteo Renzi e il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan sulla manovra più imminente, quella correttiva da 3,4 miliardi, gli investitori internazionali temono l’innalzamento del rischio Italia con la fine dell’assist della Bce e con la minaccia della vittoria dei partiti anti-euro tanto che, come fa notare in un articolo recente il sito Seekingalpha, i cds italiani (credit default swap, ovvero contratti per tutelarsi contro il rischio che un determinato strumento di debito faccia default) sarebbero anche molto più appetibili rispetto a quelli greci.

Tornando al pressing sul Mef, ieri Renzi ha affermato che è necessario “continuare” l’azione avviata con il suo esecutivo e aggiungendo che chi pensa di aumentare “benzina e Iva è fuori strada”. “La riduzione delle tasse ha portato gli 80 euro, l’Imu, la Tasi, l’Irap-costo del lavoro… Bisogna continuare, dicendo una cosa semplice: se le tasse vanno giù, l’economia cresce”. Ancora Renzi, che ha voluto ricordare anche quanto detto da Padoan:

“I denari per ridurre le tasse li abbiamo trovati con la flessibilità, con le battaglie in Europa e tagliando gli sprechi. Penso che si possa continuare in questa direzione e Padoan ha detto esattamente che andremo in questa direzione. Chi vuole aumentare la benzina e l’Iva è fuori strada”. Dal canto suo Padoan, esprimendo la propria opinione in un discorso ai deputati del Pd, ha affermato  “a titolo personale” che “bloccare il processo di privatizzazioni non è una buona idea – il PD sarebbe a favore di una moratoria, anche perchè  “non è in discussione la perdita del controllo pubblico” e, tra l’altro, “si darebbe un cattivo segnale a Bruxelles e ai mercati”.

Il ministro si dice insomma contrario a una moratoria generalizzata.  Intanto, la Bce sembra ancora lacerata sul da farsi. Oggi ha parlato Vitas Vasiliauskas, responsabile della Banca centrale della Lituania, invitando la Bce a prendere tempo e più che altro a rispettare il suo programma, senza staccare prematuramente la spina del QE all’economia dell’Eurozona.

“Dovremmo essere molto cauti. Le stime di medio termine relative all’inflazione sono piuttosto buone”, visto che “la Bce prevede che l’inflazione si attesterà all’1,7% quest’anno, all’1,6% il prossimo anno e all’1,7% nel 2019. La prospettiva è positiva” ma “nel mondo ci sono diverse incertezze”.

Anche se non sono mancate contraddizioni nel suo discorso. Poco prima il membro del Consiglio direttivo della Bce aveva infatti detto: “Ritengo che la ripresa dell’inflazione sia ancora fragile. Prima di tutto, dobbiamo porre fine agli acquisti (del QE) e solo dopo discutere su eventuali altre decisioni”.