Gazprom ed Eni propongono un nuovo gasdotto transeuropeo

Inviato da Alessandro Piu il Lun, 25/06/2007 - 08:50
Quotazione: ENI

Gazprom ancora protagonista nella geopolitica energetica europea nel corso del fine settimana. Da un parte il colosso russo del gas ha operato venerdì scorso un altro quasi esproprio di un giacimento a Kobykta, in Siberia, dall'altra ha avanzato una proposta, in tandem con Eni per la costruzione di un nuovo gasdotto transeuropeo.

Nel primo caso si è trattato della conclusione di una vicenda che si trascinava da tempo e un'ulteriore conferma della politica poco accomodante del Cremlino, deus ex machina della compagnia, nei confronti delle società straniere operanti nel campo dell'energia, cuore della nuova potenza russa. Secondo l'accordo ufficializzato venerdi', Gazprom pagherà tra 600 e 800 milioni di dollari per l'acquisizione del sito siberiano dalla britannica Tnk-Bp mediante il trasferimento del 62,7% della società Russia Petroleum, la cui restante quota è in mano a Vladimir Potanin. Decisamente meno di quanto avrebbe dovuto essere il reale valore del giacimento. Le ipotesi degli analisti si attestano infatti tra i 2 e i 3,6 miliardi di dollari. Tnk-Bp non ha tuttavia avuto molta scelta considerando la politica di stretto controllo applicata dal governo russo. Il ministero delle Risorse naturali aveva a più riprese accusato il gruppo britannico di numerose violazioni fino a giungere alla minaccia del ritiro della licenza. Per addolcire la pillola ai britannici ed evitare rischi di fuga degli investitori esteri dal Paese, Gazprom ha proposto la creazione di una joint-venture con Bp nel campo dell'energia e l'opzione di riacquisto del 25% più un'azione di Russia Petroleum, controllante del giacimento siberiano.

Sull'altro fronte, quello che coinvolge Eni, nascono i primi frutti dell'accordo di partnership siglato in Novembre. Si tratta del progetto di un nuovo gasdotto transeuropeo che dovrebbe correre sotto il Mar Nero verso la Bulgaria e da qui estendersi verso la Grecia, verso l'Italia o in entrambe le direzioni. South Stream, questo il nome del gasdotto, permettera al gas russodi evitare l'attraversamento di nazioni non gradite come la Turchia, e consoliderà la presenza di Gazprom nel mercato energetico europeo, fonte di preoccupazione a livello Ue. Proprio le implicazioni politiche di una tale opera saranno studiate, insieme alla fattibilità tecnica ed economica, nello studio che porterà alla realizzazione dell'opera, che richiederà tre anni e oltre 10 miliardidi euro di investimento.

Il nuovo gasdotto "permetterà un miglioramento delle forniture di gas ai Paesi europei" ha dichiarato Vladimir Putin, mentre per Paolo Scaroni, amministratore delegato Eni è "il più audace progetto realizzato nella storia dei gasdotti". Soddisfazione anche a livello politico con il ministro per lo Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, che sottolinea l'importanza dell'accordo come ulteriore "tassello nella strategia dell'Italia e dell'Unione europea per rafforzare la sicurezza energetica e un adeguato livello di offerta nell'approvigionamento del gas" nonostante a Bruxelles aumentino le preoccupazioni sulla sempre maggiore dipendenza per le forniture di gas dal Paese ex sovietico.

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