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G8: per l’Ue l’imperativo è crescere. Insieme ad Atene

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Parola d’ordine: crescere. Dal G8 di Camp David, conclusosi ieri, questo concetto si è imposto come inevitabile. Anche agli occhi del cancelliere Angela Merkel, che si è trovata circondata da un muro sempre più ostile ai suoi progetti di rigore e austerità, pur nel riconoscimento di quanto fatto per le politiche di responsabilità fiscale a livello europeo.

Durante il summit statunitense, e nel comunicato finale (vedi link), il presidente Obama ha dettato l’agenda della svolta europea con il pieno sostegno del neo presidente francese Hollande e del premier italiano Mario Monti: una volta arginato il debito dell’Eurozona l’imperativo è dare una spinta all’economia, a partire soprattutto dalla creazione di posti di lavoro, adottando “tutti i passi necessari per rafforzare e rinvigorire le nostre economie e combattere gli stress finanziari”. E ancora: “Sosteniamo riforme strutturali, investimenti nell’educazione e nelle infrastrutture, sostegni alla domanda, dalle piccole aziende alle partnership fra pubblico e privati” insieme ad un “commercio giusto, forte e nel rispetto delle regole fra mercati aperti”.
 
Consolidamento e crescita devono dunque andare di pari passo, e non devono escludere nessuno: nemmeno Atene. “La Grecia deve rimanere parte dell’Europa, abbiamo interesse nella sua crescita”, è il messaggio del G8. Avallato dalle parole del neo premier francese Jean-Marc Ayrault, che ha affermato come Bruxelles debba discutere diverse opzioni pro-Grecia, compreso un nuovo prestito diretto da parte della Bce ad Atene.
 
Possibili ulteriori indicazioni potrebbero arrivare mercoledì prossimo, 23 maggio: in serata è previsto infatti un incontro  informale tra i leader dell’Unione Europea.