Il G20 nega la guerra delle valute e dà il via libera alle politiche espansive del Giappone

Inviato da Riccardo Designori il Lun, 18/02/2013 - 14:25
Il G20 di Mosca dello scorso 15 e 16 febbraio verrà ricordato principalmente per una cosa: per l'impegno trasversale profuso dai diversi leader delle principali economie del globo nel negare una guerra valutaria in atto. Proprio la volontà di minimizzare l'esistenza di attriti tra le diverse Banche centrali nell'implementazione di politiche monetarie estremamente espansive, il G20 ha dichiarato di "astenersi dalle svalutazioni competitive". "Non utilizzeremo dei target per fini competitivi", hanno dichiarato i ministri delle Finanze che si sono impegnati a utilizzare le politiche monetarie per stimolare la crescita e favorire la stabilità dei prezzi, piuttosto che per svalutare la propria divisa.

A definire esagerato il termine "guerra valutaria' è stata la stessa direttrice generale del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, seguita sulla stessa lunghezza d'onda dalle dichiarazioni del Governatore della Bce e di quello di Bankitalia. Il primo ha definito la guerra valutaria come "chiacchiere infondate ed autolesioniste", il secondo ha specificato come la posizione concorde tra i leader dell'economia globlale è che "non esiste una currency war" e che "meno se ne parla e meglio è, perché nessuno ha nulla da guadagnare". Le dichiarazioni dei diversi esponenti risultano tuttavia incongruenti con la reatà. Nessuno può negare che il cambio di direzione dato dal nuovo governo giapponese alla Bank of Japan non sia il fattore principale della perdita di valore maturata dallo yen nei confronti del dollaro Usa e dell'euro da fine 2012.

Tuttavia, come evidenziato anche dagli analisti, il fatto che il G20 non abbia voluto fare un riferimento esplicito al Giappone nel biasimare la politica di svalutazioni competitive messe in atto dalle maggiori banche centrali sembra aver fornito agli investitori una buona ragione per comprare titoli azionar nipponici questa mattina. "L'inazione dei policymakers internazionali rappresenta inoltre una garanzia del proseguimento di tali politiche anche da parte di Fed, BoJ e Bank of England e le minute che verranno pubblicate questa settimana dovrebbero contenere indicazioni in tal senso" ,ha commentato l'esito delG20 nel suo classico report mattutino Michael Hewson, Senior Market Analyst di CMC Markets.

I Paesi del G20 hanno dunque stabilito di non censurare il Giappone per le sue politiche espansive e al tempo stesso di ignorare la richiesta del G7 di non usare le politiche monetarie per fissare i tassi di cambio. Il comunicato congiunto emesso la scorsa settimana da Usa, Germania, Giappone, Francia, Gran Bretagna, Canada ed Italia aveva già scosso il mercato. Le maggiori economie del globo nel loro documento chiedevano formalmente di non usare le politiche economiche per influenzare l'andamento delle valute, compito da lasciare al libero mercato. Dal documento finale si evince che il mercato nella scorsa settimana è già stato abbastanza scosso dal comunicato congiunto emesso da Usa, Germania, Giappone, Francia, Gran Bretagna, Canada ed Italia nel quale si stabiliva che le politiche economiche non possono essere usate come obiettivi per le valute, perché quest'ultime devono essere stabilite dal mercato. Il comunicato promosso dal G20 si limita a sottolineare la necessità di evitare la volatilità sui tassi di cambio.

"C'è stato un gentleman agreement perché le banche centrali non utilizzino la politica monetaria per svalutare direttamente la propria valuta" e "nonostante la retorica aggressiva, sembra che il Giappone abbia avuto il via libera per proseguire il suo involontario deprezzamento", ha fatto il punto sul quanto emerso dal meeting di Mosca Stan Shamu, market strategist di Ig.
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