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G20 Messico: il fiscal cliff in cima alle preoccupazioni delle economie mondiali

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E’ un G20 finanziario orfano di alcune personalità non da poco quello che si sta svolgendo a Città del Messico. Non partecipano al summit il governatore della Bce Mario Draghi, il ministro del tesoro statunitense Timothy Geitner (che si appresta a lasciare l’incarico dopo le elezioni presidenziali che si terranno domani negli Stati Uniti) e i funzionari cinesi. Praticamente, assenti i rappresentanti delle economie su cui gli occhi del mondo sono puntati in maniera particolare.
A spaventare più di tutto i rappresentanti finanziari del mondo è proprio l’America, chiamata domani ad un appuntamento che (forse) ne cambierà il volto, e che sicuramente avrà delle conseguenze sull’attivazione o meno della bomba a orologeria più temuta del pianeta: il fiscal cliff, che giunge in un momento in cui già non si può sperare molto dall’economia mondiale. Sembrano tutti d’accordo al G20, infatti, nel ritenere che la crescita globale resterà “modesta”. E’ stato quindi unanime il coro che si è levato da Città del Messico verso l’America: il nuovo presidente Usa faccia di tutto per evitare che scattino i tagli fiscali automatici e l’innalzamento della pressione fiscale, che risulterebbe in una stretta da 6 mila miliardi di dollari che aggraverebbe non solo la situazione dell’economia Usa, ma anche del resto del mondo, in particolare del Giappone ancora in faticosa risalita e della già fragile Europa.

Paradossalmente, però, l’Europa ora preoccupa meno, soprattutto dopo l’annuncio da parte della Bce del piano di acquisto bond illimitato a beneficio dei Paesi in difficoltà che dovessero farne richiesta.  Al momento l’unica realtà guardata con una certa preoccupazione è quella del debito greco, la cui gestione potrebbe mettere in difficoltà il Vecchio Continente. Atene si confronterà questa settimana con il passaggio in parlamento del bilancio 2013, che contiene i tagli da oltre 13,5 miliardi, punto fondamentale per ottenere la nuova tranche di aiuti internazionali da 31,2 miliardi che, a detta si Samaras, serve disperatamente per salvare il Paese dalla catastrofe e dall’incubo di lasciare l’area Euro. Le prossime due settimane, secondo il ministro delle Finanze di Atene  Yiannis Stournaras, saranno decisive e non lasceranno più spazio ad errori. L’Europa, secondo il settimanale tedesco Der Spiegel, sarebbe ancora in alto mare sulla strada di una soluzione per il debito greco, dato che sarebbero ben 12 le opzioni allo studio per alleggerire il peso che Atene è costretta a portare.