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G20: impegno a dimezzare il deficit entro il 2013, ma i mercati rimangono delusi

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Accettare le differenze per rafforzare la ripresa economica. Questo il motto di questo G20, che si è chiuso ieri a Toronto. Il vertice canadese non ha visto nascere nessun accordo coordinato tra i Grandi Paesi, divisi tra la voglia di espansione per spingere la crescita e il rigore nei conti pubblici. L’unico punto di equilibrio tra le diverse posizioni è stato quello riguardante il deficit: i Grandi della Terra si impegneranno a dimezzare il deficit di bilancio entro il 2013 e il rapporto debito-Pil entro il 2016. “Un obiettivo molto ambizioso”, ha definito Angela Merkel, cancelliere tedesco, che soddisfatta ha aggiunto: “Il fatto che tutti i Paesi lo abbiano fatto proprio è di sè un successo”. Ma se da una parte la Merkel, paladina del rigore, ha festeggiato, dall’altra ha dovuto accettare il secco rifiuto per la tassazione delle banche. La misura ha infatti trovato la porta sbarrata dal no di Canada, Giappone e Australia. Così, nel documento finale del G20 si è preferito lasciare libero ogni Paese di decidere in modo autonomo sulla “bank tax”, rinviando a una linea più dura al prossimo summit di novembre a Seoul.


E se questi sono stati gli accordi-non accordi raggiunti dal summit canadese, ciò che è emerso con forza è stato il ruolo dei Bric (Brasile, Russia, Cina, India) intorno al tavolo dei Grandi. Le economie emergenti hanno fatto sentire la loro voce, pesando sull’esito finale del G20. Sono stati loro infatti a puntare prima di tutto sull’espansione: non cedere a nessun atteggiamento protezionistico, non erigere barriere agli investimenti e agli scambi di beni e servizi, non imporre restrizioni. “Assicurare una crescita forte è la massima priorità per l’attuale sviluppo economico”, ha sostenuto, durante il suo intervento al vertice, il presidente cinese Hu Jintao.

La conclusione di questo G20 lascia l’amaro in bocca ai mercati, che questa mattina si sono svegliati fiacchi. Da Londra a Parigi fino a Francoforte e Milano, le Borse del Vecchio continente scambiano intorno alla parità, senza prendere una direzione precisa. L’incertezza sulla ripresa economica, che è stata definita ancora “fragile e diseguale” non vuole andare via. “Positivo che sia stato trovato un punto di intesa sulla politica fiscale, anche se i mercati oggi non reagiscono in attesa di vedere come si passerà dalle parole ai fatti”, commentano gli analisti di Equita.

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