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Il G20 entra nel vivo: Europa e Stati Uniti in pressing sulla Cina

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L’attesa è finita. Si aprono oggi in Corea i lavori del G20 finanziario con la riunione dei viceministri finanziari e dei numeri due delle banche centrali delle prime venti economie mondiali. I tassi di cambio saranno al centro del G20 di Seul. Europa e Stati Uniti hanno già messo le carte sul tavolo. Il Vecchio Continente coglierà l’occasione per avvertire che gli squilibri nei commerci e nei flussi di risparmio globali sono tornati a crescere, sottolineando che lo sviluppo economico dovrebbe essere ribilanciato, anche attraverso interventi sulle valute. E’ quanto emerge dalla lettura di un documento preparato per le delegazioni dell’Unione Europea che parteciperanno alla riunione.


L’Ue ha recentemente sottolineato che, senza interventi correttivi, i divari fra surplus delle bilance commerciali e deficit sono destinati a restare ampi. Una posizione condivisa anche da Oltreoceano. Anmche gli Stati Uniti premono affinché i tassi di cambio riflettano i fondamentali economici e le forze di mercato. E’ tornato a ribadirlo il Tesoro americano, nel corso di un briefing per illustrare la trasferta del segretario Timothy Geithner in Corea del Sud.

Il Tesoro statunitense chiede cooperazione alla luce delle indiscrezioni secondo le quali il ministro delle finanze e il governatore brasiliano non parteciperanno all’incontro, precisando inoltre che non è stata fissata una data esatta per la diffusione sul rapporto semestrale al Congresso sulle politiche valutarie dei maggiori partner statunitensi, rimandata la scorsa settimana a dopo il vertice della Corea.


E per entrare nel vivo delle discussioni, il segretario al Tesoro americano, Geithner, ha affermato in un’intervista al Wall Street Journal di non vedere ragioni per un ulteriore deprezzamento del dollaro rispetto a euro e yen, aggiungendo che non c’è alcuna politica deliberata da parte degli Stati Uniti per la svalutazione del biglietto verde.


Oltre alla paventata guerra delle valute, anche la situazione del settore finanziario resta argomento caldo. Intervenuto ieri da Seoul in qualità di presidente del Financial Stability Board, organismo incaricato dal G20 di proporre misure che riducano i rischi per le grandi banche – le cosiddette too big to fail – Mario Draghi ha spiegato che l’Fsb non si finalizzerà alcuna proposta finché le singole autorità nazionali non avranno concordato le modalità di fallimento per gli istituti di credito di importanza sistemica. In sede G20, ha detto sempre ieri il governatore Bankitalia, verrà inoltre chiesto di eliminare, ove possibile, il requisito dell’approvazione di istituzioni o strumenti finanziari da parte di un’agenzia di rating.