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G20 al via a Mosca: sul tavolo la guerra delle valute, possibile ribasso per lo yen

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Sarà la guerra delle valute a dominare la scena nel G20 che nel primo pomeriggio si aprirà a Mosca con un ricevimento offerto da Putin, per proseguire nella giornata di sabato. Nonostante, infatti, le parole del numero uno della Bce Mario Draghi, che oggi, incontrando il premier spagnolo Rajoy, ha riaffermato quanto detto qualche giorno fa, ovvero in sostanza che la guerra valutaria non esiste e che è eccessivo preoccuparsene troppo, i 20 grandi della terra non potranno fare a meno di occuparsi delle politiche di svalutazione delle monete che tutte le principali economie mondiali stanno attuando in simultanea, e sul modo di gestirle a livello internazionale.
La guerra delle valute. Il vice presidente della banca centrale russa Alexei Ulyukayev e il ministro delle finanze Anton Siluanov – che, intervistato da Bloomberg, ha affermato che “ampi movimenti delle valute dovrebbero essere prevedibili” e il G20, “che ha sempre sostenuto che le politiche valutarie devono rispecchiare le condizioni di mercato”, “deve passare da frasi generiche a misure specifiche” – hanno sottolineato la necessità di una presa di posizione delle principali forze mondiali su un fenomeno che può destabilizzare l’economia globale.

Occhi puntati sul Giappone. Il pensiero corre inevitabilmente al Giappone, anche se probabilmente nel comunicato di inizio del G20 non si farà specifica menzione del Paese nipponico, per evitare tensioni. Secondo Sara Yates, global currency strategist di J.P. Morgan Private Bank, le manovre della BoJ “potrebbero portare gli investitori a preoccuparsi del fatto che la politica giapponese cambierà direzione e potrebbe pesare sul cambio dollaro/yen. Tuttavia – aggiunge – riteniamo che tali preoccupazioni siano infondate”. Secondo Yates “la politica del Giappone è volta a stimolare l’inflazione e la crescita – obiettivi sensati dato il lungo periodo di crescita limitata e deflazione. Tuttavia, una conseguenza di questa politica è una valuta più debole. Ma questa è anche la conseguenza del quantitative easing, o di un banchiere centrale che mostra il disagio per il recente livello del tasso di cambio della sua valuta”. Pertanto, mentre la debolezza delle yen giapponese potrebbe essere nascosta dalle notizie dedicate al G20, da J.P. Morgan Private Bank non si attendono che “tali preoccupazioni possano avere il potenziale sufficiente nella comunità mondiale per invertire le politiche del Giappone o l’andamento dello yen”.

Draghi: chiacchiere inappropriate sulle valute. Una posizione simile è sostenuta dal numero uno dell’Eurotower, che a poche ore dall’inizio della grande riunione ha ribadito che le attuali chiacchiere sulle valute sono inappropriate, sterili e controproducenti. “Il tasso di cambio – ha detto Mario Draghi – non è un target politico, ma è importante per crescita e stabilità prezzi”. Sull’euro, l’ex governatore di Bankitalia ha aggiunto che l’attuale livello  è in linea con la media di lungo periodo in termini reali e nominali.
“La Bce si asterrà da manipolazioni dei tassi di cambio”, ha affermato a Bloomberg anche il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, il quale non ritiene che l’argomento dei tassi di cambio debba essere così centrale nell’ambito del G20, e ribadisce che il processo di apprezzamento dell’euro negli ultimi mesi “riflette la ritrovata fiducia sull’eurozona ed è in linea con i fondamentali dell’area”. Weidmann ha poi rimarcato che il tasso di cambio è solo uno dei fattori in grado di determinare l’inflazione “e non vogliamo che le azioni di politica monetaria siano guidate da un singolo fattore”.

Possibile ribasso per lo yen. Comunque, secondo Cmc Markets, “i trader terranno le orecchie ben aperte su ciò che verrà detto a Mosca prima di rivedere i portafogli e questo vale soprattutto per chi tratta yen. Sul fronte valutario , il dollaroyen è in predicato di tornare a 92: la spiegazione è che con il weekend dominato dal G20 gli operatori non saranno certo tentati di vendere yen a mani basse ma solo sotto 90,30 troverebbe spazio per ulteriori e più profondi ribassi”.

Altri temi. Per la prima volta della Russia come ospite della riunione delle maggiori 20 economie mondiali, al centro del dibattito non potranno che esserci anche le prospettive di crescita del mondo e sull’opportunità di bilanciare l’austerity con misure strutturali di stimolo all’economia, data la generale congiuntura di rallentamento soprattutto per quanto riguarda la zona euro. Altri temi che potrebbero essere toccati sono la riforma del Fondo Monetario Internazionale, in particolare della ripartizione delle quote che sarà probabilmente oggetto del summit dell’istituto di Washington che si terrà a settembre a San Pietroburgo.