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Il G20 abbassa i toni e lo yen riprende a scendere

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Guerra delle Valute? Ma quando mai. Il G20, il primo sotto la presidenza russa, cerca di abbassare  i toni e sconfessa la posizione del G7 (che nel comunicato finale aveva sottolineato che le politiche fiscali e monetarie devono essere usate solo per obiettivi economici nazionali). Secondo le indiscrezioni circolate nelle ultime ore, i 20 si limiteranno a ripetere la solita formula e cioè che è necessario evitare un’eccessiva volatilità dei cambi.

“Il G20 è incominciato e gli spunti attesi non sono di certo mancati, laddove vi è stato un tono piuttosto prudente da parte della gran parte dei ministri e dei banchieri centrali presenti, tutti inclini nello sminuire l’innegabile ‘Guerra Valutaria’ in atto, senza peraltro che siano arrivate condanne verso il Giappone”, ha detto Davide Marone, Financial Analyst di Fxcm.

Sconfessata quindi la linea avanzata nei giorni scorsi delle autorità russe (preoccupate forse più di consolidare i rapporti con Pechino in chiave anti-nipponica). Il Ministro delle finanze del Paese ospitante, Anton Siluanov, nei giorni scorsi aveva rimarcato che il meeting dei 20 sarebbe dovuto passare “da frasi generiche a misure specifiche”.

Anche per Gurria e Draghi non siamo in guerra
L’orientamento del G20 non dista quindi da quello di Angel Gurria, Segretario Generale dell’Ocse, e dalla posizione espressa dal chairman della Bce Mario Draghi. Il primo ha escluso tensioni legate alle svalutazioni competitive, invitando i presunti contendenti a focalizzarsi sulla competitività. La svalutazione delle valute rappresenta “roba vecchia” poiché “oggi occorre concentrarsi sulla produttività, sulla competitività invece di perder tempo a parlare di monete”, ha detto Gurria nel corso di un’intervista con la Cnbc.

In scia anche l’ex governatore di Bankitalia, che ha bollato come “chiacchiericcio” le ipotesi di “guerra valutaria”. “Il tasso di cambio – ha detto Draghi – non è un target politico, ma è importante per crescita e stabilità prezzi”. In relazione all’andamento dell’euro, vittima designata delle politiche monetarie ultra-espansive messe in campo dalle maggiori banche centrali, l’ex governatore di Bankitalia ha dichiarato che l’attuale livello è in linea con la media di lungo periodo in termini reali e nominali.

Tornano le vendite sulla divisa nipponica
Lo scampato pericolo sta nuovamente spingendo al ribasso lo yen. Dopo tre sedute consecutive in territorio negativo, il cambio con il biglietto verde è tornato a crescere e in questo momento per acquistare un dollaro è necessario sborsare 93,547 yen, lo 0,75% in più rispetto al dato precedente. Andamento simile anche per il cross con l’euro che grazie a un +0,7% si riporta a ridosso di quota 125 (124,93).