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Fxcm: “La storia sta dimostrando che i vincoli di bilancio dell’Ue non sono sostenibili”

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Il giorno successivo agli attentati di Parigi il primo ministro Manuel Valls ha dichiarato che la Francia, “sarà costretta a non rispettare gli impegni di bilancio europei” per far fronte alla guerra al terrorismo islamico. “L’Europa deve capire – ha detto Valls – che è necessario dare tutti gli strumenti alla polizia, alla gendarmeria e ai servizi di informazione”. Il Commissario europeo per gli affari economici e monetari, Pierre Moscovici, mentre bacchettava l’Italia per il budget 2016 (che rischia di non rispettare il tetto di deficit), ha esibito toni comprensivi nei confronti delle dichiarazioni di Valls. “In questo momento terribile, la sicurezza dei cittadini in Francia e in Europa è la priorità assoluta, e la Commissione Ue lo capisce pienamente”, è stata la replica Moscovici.
Ma l’allarme terrorismo non coinvolge solo la Francia e altri Paesi potrebbero avanzare proposte simili. “Ulteriori potenziali ricorsi a questo precedente, potrebbero mettere in serio pericolo l’intera architettura europea – è il commento di Matteo Paganini, chief analyst Fxcm/DailyFx.it. Che aggiunge. “Potrebbe non essere questa la goccia che fa traboccare il vaso. Ma continuiamo a credere che l’intera architettura monetaria dell’area euro non sia sostenibile nel lungo periodo”.
Quello francese potrebbe essere quindi un precedente?
 
Assolutamente sì e questo mette in evidenza i già discussi temi (in tempi pionieristici, per chi ci segue da un decennio) relativi alle debolezze dell’intero sistema europeo. Un bilancio sano dovrebbe contenere al suo interno capitoli di spesa in grado di far fronte a eventuali necessità straordinarie o avere una flessibilità tale da riuscire a far fronte a esse. Il fatto che ci si trovi all’interno dell’Unione europea e che si sia adottata una moneta unica impone delle misure, se non di austerity comune, di attenzione al rispetto di vincoli precisi che, come la storia sta dimostrando, non risultano sostenibili.  
 
Che cosa significa per l’Europa entrare da una fase economica di relativa ripresa a un’economia di guerra, seppure a geometria variabile?
 
Esistono due problemi principali che minano la crescita europea, oltre a tutti quelli che ne conseguono. La rigidità del mercato del credito rappresenta il principale problema, al quale si sta cercando di ovviare con il ricorso al QE e con la probabile implementazione di ulteriori misure di politica monetaria straordinaria, al fine di far ripartire domanda aggregata e con essa i consumi, i quali possono avere effetti sulla ripresa dell’inflazione e di tutte le spirali economiche necessarie per ottenere una congiuntura favorevole.
Qual è il secondo problema?
La fiducia da parte delle imprese e degli investitori esteri rappresenta il secondo punto su cui focalizzare l’attenzione. Sembrerà strano, ma a nostro parere da qui parte tutto. Di fronte agli ultimi accadimenti, il grado di fiducia in industrie non legate all’indotto bellico non è variata per il momento, ma potenzialmente potrebbe diminuire gradualmente, e se ciò dovesse accadere, l’erogazione del credito potrebbe risultare ancora stagnante a causa del duplice fattore mancanza di domanda/rigidità dell’offerta. Di contro, da tutte le guerre si è sempre ripartiti, per cui le prospettive, seppur non rosee, potrebbero girare a positive dopo l’eventuale peggioramento a cui potremmo andare incontro di fronte a ulteriori scossoni.
 
A questo punto come dobbiamo rivedere le previsioni per le economia dell’Ue?
 
Attualmente crediamo che i rischi di ulteriori downside persistano e nel medio periodo potremmo attestarci su valori inferiori rispetto alle stime della Bce. L’inflazione potrebbe risultare inferiore dello 0,8% durante il 2016 (contro una previsione della Bce dell’1,1%), mentre per la crescita, le stime relative al prossimo anno potrebbero essere riviste da 1,7% a 1,3%-1,4 per cento.