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Fuori il cartello vendesi su Mikonos&Co. Per gli esperti Atene tenta il tutto per tutto ma…

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La Grecia mette fuori il cartello vendesi su Mikonos, Santorini e Rodi. Sulle pagine del Guardian questa ipotesi diventa realtà. Nella City l’idea che all’ombra del Partenone si possa decidere di procedere a una “dismissione” di questi asset non dispiace affatto. Secondo il quotidiano d’Oltremanica, il Paese ellenico avrebbe messo in cantiere la cessione di alcune delle sue 6.000 isole in un disperato tentativo di raccogliere fondi per ripagare la sua montagna di debiti.


Tra i lidi di sogno che potrebbero cambiare proprietà ci sarebbe anche un’area della trasgressiva Mykonos, una delle destinazioni più ricercate dai turisti di tutto il mondo. La parte dell’isola che verrebbe ceduta sarebbe quella controllata per un terzo dal governo di Atene, che sta cercando un compratore per iniettare capitali e sviluppare complessi turistici di alto livello.

Ma nel mare magnum degli isolotti nel Mar Egeo potenziali investitori, soprattutto russi e cinesi, si starebbero facendo allettare anche dall’idea di mettere le mani su una proprietà situata sull’isola di Rodi. Per gli addetti ai lavori queste cessioni farebbero da corollario al piano di austerity lacrime e sangue approvato da Atene dopo aver accettato il piano di salvataggio da 110 miliardi di euro preparato dall’Unione Europea e dal Fondo Monetario Internazionale. Un piano, che non ha mai convinto a pieno gli investitori di mercato.


Tanto che negli ultimi giorni è tornato a salire il costo per assicurasi contro il default del Paese ellenico. E questa mattina non ha fatto eccezione: il Cds a 5 anni sulla Grecia ha toccato il nuovo record salendo a 1.140 punti base. L’idea di mettere in vendita qualche isolotto è quindi golosa. “La vendita delle isole potrebbe aiutare il governo di Atene a riempiere le casse”, stuzzica il quotidiano britannico, ricordando che solo 227 isole greche sono popolate e la decisione di metterle in vendita deriva dal fatto che lo Stato non ha più i mezzi per sviluppare le infrastrutture di base.


Al di là della finalità ultima, come sottolinea Gary Jankins di Evolution Securities anche se a un primo acchito potrebbe sembrare una notizia negativa, in realtà se dall’ipotesi di scuola si passerà alla realtà, questa mossa sarebbe la dimostrazione più evidente di come la Grecia sia preparata a fare tutto il possibile, ossia ad assumere tutte le decisioni necessarie, per superare lo stato di crisi che sta attraversando.


“Nel mese di maggio tutti abbiamo detto che Atene avrebbe dovuto vendere Santorini, forse è arrivata questa voce a Londra”, spiega con un pizzico di humor il gestore di una primaria banca milanese a Finanza.com. “Dire oggi cosa sia concretamente fattibile e cosa non lo sia, non è più possibile visto cosa è successo in Borsa negli ultimi anni. A mio avviso sembra più una boutade rispetto a una possibilità reale – osserva ancora l’esperto – certo è che se dovesse essere vero, ritengo che vendere i gioielli di famiglia non possa essere una soluzione ultima davvero valida”. Motivo: Atene deve risolvere un problema strutturale, al di là di cercare un modo per fare cassa. 


Sulla stessa lunghezza d’onda ma per ragioni diverse Paola Giannasso, responsabile dei mercati esteri di Scenari Immobiliari: “sicuramente la Grecia attraversa una fase estremamente critica che ha avuto chiari riflessi anche sul mercato immobiliare. Gli investitori istituzionali si sono messi in allerta e il fatto che possa essere portata avanti una trattativa di questo tipo unica nel suo genere fa sicuramente notizia”.
 
“Il fatto che siano in vendita alcune isole come Mikonos e Rodi fulcro del turismo a differenza di quanto successo in passato con isole minori quasi private porta a ritenere questa un’operazione coraggiosa e anche un po’ rischiosa”, osserva Giannasso. “Se davvero investitori russi e cinesi dovessero mettere le mani su queste isole si corre il rischio di snaturare il turismo greco che ha delle caratteristiche ben definite e dinamiche. Quindi potrebbe essere sì un’operazione positiva dal punto di vista economico, ma rischiosa dal punto di vista della gestione”.

 

Micaela Osella e Alberto Bolis