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Fugnoli: per vero mercato orso manca ancora la componente inflazione

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E’ davvero iniziato il bear market dei bond? Per arrivare a una risposta convincente bisogna soppesare le ragioni che stanno dietro al possibile sì e quelle del no. Alessandro Fugnoli, capo economista di Abaxbank, si è armato di bilancino arrivando alla conclusione che per un vero mercato orso manca una componente essenziale chiamata inflazione. “Bisogna rispondere sì se per bear market intendiamo semplicemente il fatto che per i prossimi due (e forse più) anni è quasi impossibile che i bond si rafforzino. Una crescita globale stabilizzatasi sul 5% annuo prima o poi va a incontrare strozzature vuoi su petrolio e materie prime, vuoi nel mercato del lavoro, vuoi nell’utilizzo degli impianti”, sottolinea Fugnoli nella sua rubrica settimanale “Rosso e Nero”. Di contro, la risposta è no se per bear market si intende qualcosa di simile al 1999 (undici mesi di discesa ininterrotta dei corsi). “Il motivo è semplice – afferma Fugnoli -. Da una parte maturano le condizioni per un aumento delle pressioni inflazionistiche, ma, dall’altra, di inflazione propriamente detta non ce n’è. Una mente semplice e pura direbbe che in questo momento c’è meno inflazione di un anno fa con petrolio e materie prime costano meno”. Un anno fa l’inflazione americana ed europea era più alta di oggi. In Giappone era come oggi. In Cina, dove i prezzi dei prodotti petroliferi sono politici, le oscillazioni di questi anni, tra l’uno e il tre per cento, sono state dovute principalmente agli alimentari (che in questi ultimi mesi sono risaliti). “E’ comunque soprattutto l’inflazione salariale – sottolinea Fugnoli – la forma d’inflazione più contagiosa, quella che richiede l’abbattimento del malato sotto forma di recessione, a essere cospicuamente assente. I vari indicatori americani (retribuzioni orarie, employment cost index con o senza benefit) si alternano da un anno. Quando sale uno scende l’altro ed è impossibile rilavare una tendenza”.