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Fugnoli: per vero mercato orso manca ancora la componente inflazione – 2 –

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“Forse è un miracolo, forse è qualcosa che sta per finire – prosegue l’economista di Abaxbank – ma forse è il prolungarsi dell’effetto calmieratore della globalizzazione anche in condizioni di quasi piena occupazione. Chi lavora ha paura di chiedere aumenti (anche se sa che là fuori non ci sono più disoccupati) perché teme che il giorno dopo l’impresa si trasferisca in Asia (o che un asiatico venga chiamato a sostituirlo). E’ un equilibrio delicato. Greenspan e la Fed continuano a dire che gli effetti benefici della globalizzazione tenderanno a decrescere, ma per il momento tutto va ancora bene e il Beige Book conferma che, benché l’economia stia riaccelerando, non ci sono pressioni sui prezzi”. La situazione attuale, secondo Fugnoli, è essenzialmente un fatto di normalizzazione della curva. Una curva americana invertita, anche se di poco, non aveva semplicemente più senso, “se non per gli innamorati della tesi che il rallentamento immobiliare avrebbe trascinato nel fondo prima il resto dell’America e poi il resto del mondo”. In conclusione, finché l’inflazione effettiva non riprenderà a salire non vedremo un bear market vero e proprio dei bond. “Vedremo al massimo aggiustamenti in parte strutturali e in parte tattici della parte lunga, nel complesso limitati e intervallati nel tempo. Quanto ai tassi a breve, la Fed li terrà invariati. Lo spread tra breve e lungo non salirà molto”, sono le previsioni di Fugnoli che vede una situazione “solida e sotto controllo” con bond e azioni su livelli equilibrati. In prospettiva la raccomandazione rimane quindi di tenere portafogli di cash e di azioni, “eliminando tutto quello che si trova in mezzo”.