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Ftse Mib e BTP: rally presto inizierà ad avere il fiato corto, ecco i rischi all’orizzonte. La carta dei titoli ad alto dividendo

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Prosegue l’andamento costruttivo dei mercati e Piazza Affari ha archiviato l’ennesima settimana molto positiva con il Ftse Mib che è andato a chiudere sui massimi a 5 mesi e mezzo. L’indice guida di Piazza Affari si è spinto fino a 21.045 punti, livello di chiusura più alto dal 27 settembre 2018.

Ftse Mib sogna i 22 mila punti, Azimut +53% ytd

Da inizio anno il balzo del Ftse Mib è di quasi il 15% con performance da capogiro per alcuni titolo: quasi +53% per Azimut, +47,75% Saipem e +40% Juventus.

A livello tecnico, l’Ufficio Studi di FinanzaOnline rimarca come un break deciso di quota 21.122 punti darebbe un segnale di forza con target a 22.000 punti. Al ribasso invece 20.236 punti rappresenta un livello di supporto importante che se infranto con volatilità darebbe segnale short di breve con target a 20.000 e 19.598 punti.

Anche i Btp sorridono

Nell’intraday di ieri il Ftse Mib si è spinto fino a 21.111 punti. Segnali di forza anche dai BTP. Dopo la pausa di metà ottava complice l’elevato ammontare di titoli a medio lungo termine in offerta (collocati Btp a 3, 7 e 20 anni per 7,75 mld), lo spread Btp-Bund ha ripreso a scendere e ieri ha provato a scendere sotto 240 punti base toccando un minimo di giornata a 239 pb. Il differenziale tra i titoli di Stato di Italia e Germania non chiude sotto la soglia dei 240 pb dallo scorso 28 settembre, giorno del varo da parte del governo giallo-verde della prima versione della Manovra 2019 che prevedeva un deficit al 2,4% e simboleggiato dall’esultanza del vicepremier Luigi Di Maio e dei ministri cinquestelle dal balconcino di palazzo Chigi. Il picco era stato raggiunto il 18 ottobre a 326 pb.

 

Moody’s rinvia giudizio, ecco le prossime date chiave

Nel frattempo, l’agenzia Moody’s ha rinviato l’esame sul rating dell’Italia. L’agenzia di rating ha comunicato di aver aggiornato il suo calendario, e che quindi per il momento non comunicherà alcune decisione per il nostro Paese. Lo scorso ottobre Moody’s tagliò il rating sull’Italia a ‘Baa3’ da ‘Baa2’, a un gradino dal livello spazzatura, con prospettive negative.
Prossime date chiave per l’Italia sono i pronunciamenti di S&P (26 aprile). Subito dopo S&P ci sarà l’importante responso sul PIL del primo trimestre 2019 (30 aprile).

Rischio recessione lunga e ritorno tensioni con UE

L’appeal degli asset italiani potrebbe perdere un po’ di slancio in attesa di indicazioni più convincenti dai fondamentali macro e micro. Il team gestionale di Anima conferma la preferenza per gli asset più rischiosi, ma anche un approccio tattico e selettivo. Dopo il rally degli ultimi mesi dettato dai messaggio accomodanti di Fed e Bce, il giudizio di Anima si mantiene neutrale in quanto ritiene che il mercato guarderà con molta attenzione l’impatto sui conti pubblici di una crescita più bassa delle attese. Il Governo italiano per il 2019 aveva previsto, a dicembre, un incremento del Pil nell’ordine dell’1%, quando la Commissione europea ha rivisto le sue stime nell’ordine soltanto dello 0,2% e, in base agli ultimi dati dell’Ocse, il Pil domestico dovrebbe essere di segno negativo, a quota -0,2%, per poi risalire a +0,5% nel 2020. “Si fa quindi sempre più concreto il rischio che si possa ricadere in conflitto con le istituzioni europee, quando si apriranno le discussioni sulle prossime politiche economiche del governo”, argomenta Anima nel suo ultimi report mensile. “Pertanto – prosegue Anima – se si assisterà ad un recupero degli indicatori economici domestici il trend positivo dei mercati potrebbe proseguire, diversamente se il rallentamento dovesse prolungarsi sarebbe difficile mantenere i rialzi finora realizzati”.

 

Trasversalmente ai settori, Anima preferisce i titoli ad alto dividendo: in un contesto di tassi che dovrebbero tendere a salire molto gradualmente riteniamo che questo continuerà ad essere un importante driver di performance. Un certo sottopeso esiste nei settori industriale e del lusso, dove troviamo società di ottima qualità, ma valutazioni piuttosto piene e fortemente a rischio in caso di inasprimento delle tensioni commerciali.