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FT riprende Benigni: ‘la vita delle aziende italiane non è poi così bella con Salvini’

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“Le aziende italiane scoprono che la vita non è così bella con il populista Salvini“. E’ intitolato così l’articolo che il Financial Times, attraverso la penna di Rachel Sanderson, dedica all’Italia del governo M5S-Lega. “Italian business finds life is not so beautiful under populist Salvini”, in lingua originale.  Nell’affrontare la delusione delle aziende italiane, che evidentemente si sentono tradite dal leader della Lega Matteo Salvini, il quotidiano britannico riprende la previsione-satira fatta l’anno scorso da Roberto Benigni, conosciuto in tutto il mondo soprattutto per il film “La vita è bella”, film italiano che si è aggiudicato l’Oscar nel 1999.

In quell’occasione Benigni ha parlato di un Salvini che vuole prima cacciare tutti gli immigrati irregolari dall’Italia, poi tutti gli stranieri, infine, gli stessi italiani. “E alla fine Salvini vorrà cacciare dall’Italia anche gli italiani!”

Non c’è dubbio che la battuta abbia fatto ridere i presenti allo spettacolo, politici, attori, banchieri e imprenditori inclusi, ricorda l’FT. Ma, a distanza di mesi, rileva il quotidiano britannico, “è improbabile che gli imprenditori e i banchieri stiano ancora ridendo” visto che le politiche varate dal governo anti-establishment ed euroscettico hanno avuto l’effetto di far sentire gli imprenditori outsider nel loro stesso paese“.

“Nel periodo intercorso tra le elezioni politiche dello scorso marzo – che hanno visto la coalizione M5S-lega salire al potere – e il Natale, stando a uno studio che è stato pubblicato da Luca Ricolfi della Fondazione Hume, sono andati in fumo azioni e obbligazioni (sia corporate che debiti sovrani) per un valore di 150 miliardi di euro. Da allora, la distensione nei rapporti tra Roma e i funzionari europei in merito alla manovra italiana, ha smorzato i timori degli investitori nell’immediato, riducendo le perdite”. A tal proposito, non si può non citare l’ottimismo del ministro dell’economia Giovanni Tria sulla dinamica dello spread.

Tuttavia, scrive l’FT, “il peggio potrebbe ancora arrivare”.  Nell’avallare la fosca previsione, l’FT riprende l’alert lanciato dall’ FMI, che “si è unito a Bankitalia nel suggerire la possibilità che il paese sia caduto in recessione tecnica nel quarto trimestre del 2018″.

Sia il Fondo Monetario Internazionale che Palazzo Koch, viene fatto notare, “hanno tagliato le stime sul Pil di quest’anno al +0,6% circa“.  Ci sono poi quegli economisti indipendenti che temono che la recessione possa estendersi anche a quest’anno. Questo, anche perchè le aziende italiane non stanno certo prosperando né sono particolarmente ottimiste sugli effetti che la manovra finanziaria avrà sui loro bilanci.

“Le aziende migliori (dell’Italia) sono importanti società esportatrici, e molti riferiscono che gli affari al di fuori dell’Italia stanno registrando un boom”.  Ma il problema, continua il quotidiano, è che “la manovra espansiva di Roma e l’agenda anti-business,  che include una riforma delle pensioni e del lavoro, hanno lasciato diverse aziende in difficoltà” in Italia.

Viene riportata la battuta di un amministratore delegato che afferma che, contrariamente alle aziende francesi, lui e la sua azienda non pagheranno le proteste dei gilet jaunes nelle strade di Milano, “visto che i gilet gialli sono già al potere in Italia”.

Un altro dirigente di una grande azienda ammette al quotidiano di star evitando un confronto diretto su “questioni etiche” con il vicepremier e ministro dell’Interno Salvini, in quanto lo considera un fascista.  E “un terzo imprenditore paragona le politiche del M5S a quelle dell’ex leader socialista del Venezuela, Hugo Chavez“.

Interpellato dal Financial Times Lorenzo Codogno, ex economista del Tesoro che oggi gestisce la società di consulenza LC Macro Advisors, avverte che il rischio, ora, è che le dinamiche del rapporto debito-Pil al 133% diventino “esplosive”.

“Non ci vuole molto, prima che l’Italia cada in uno scenario di crisi conclamata”, dice l’esperto, che prevede per il Pil italiano una contrazione dello 0,2% nel 2019. L’interrogativo, a suo avviso, è se lo spread BTP-Bund schizzerà verso l’alto più presto che tardi.

Il Financial Times rileva che a destare preoccupazioni è soprattutto il sistema bancario italiano, con i “timori rinnovati sul capitale e sulla redditività di Monte dei Paschi di Siena, due anni dopo che la banca è stata salvata con un bailout dello stato”. Viene riportato anche il caso di Carige, istituto commissariato dalla Bce a inizio anno.

“Il governo vuole trovare partner disponibili alla fusione per entrambe le banche – scrive l’FT – Ma i potenziali acquirenti non possono essere dati per scontati. Bper Banca (leggi a tal proposito gennaio traumatico), Ubi Banca e Banco BPM sono i titoli peggiori della borsa di Milano, quest’anno, a causa dei timori sulla possibilità che anche queste banche debbano raccogliere più capitale in caso di nuova fiammata dello spread. E neanche la banca italiana più grande, UniCredit, appare un candidato ideale (per acquistare una delle due banche), a meno che lo Stato non la paghi per realizzare questo obiettivo (modello Intesa SanPaolo con le banche venete)”.

Insomma, “le aziende italiane hanno bisogno di un po’ di immaginazione e di fantasia su un Benigni che dica loro che la bella vita ritornerà presto“, conclude il quotidiano.