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Francia sfora tetto 3%, l’Italia vuole stesso trattamento. Ecco perchè l’Ue (e il mercato) la pensano diversamente

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Francia e Italia, così vicine così lontane. Mentre l’Italia tratta a oltranza con Bruxelles sulla manovra di bilancio, il presidente francese Emmanuel Macron ha dovuto cedere alle pressioni del movimento dei gilet gialli e annunciare lunedì sera una serie di misure correttive per 10 miliardi di euro per sedare la protesta e che porteranno il deficit di Parigi al 3,4% e quindi superare la soglia del 3 per cento imposta da Bruxelles.

La mossa dei cugini d’oltralpe non ha attirato per adesso le ire di Bruxelles che per bocca di Pierre Moscovici ha già fatto gli opportuni distinguo tra i due paesi, con il problema del debito italiano che è sotto la lente dell’UE da molti anni. La Francia dal canto suo si giova di un’economia più solida e di un livello di debito decisamente più contenuto rispetto al PIL.

Francia e Italia: due pesi due misure?

Si apre la strada di una procedura di infrazione anche per Parigi? La riposta è no ed emerge dalle parole dirette del vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombvrovskis e dal commissario agli affari economici Pierre Moscovici che, all’indomani del discorso di Macron, hanno sottolineato che Bruxelles seguirà con attenzione l’impatto degli annunci fatti dal presidente sul deficit e le modalità di finanziamento dello stesso. Se Dombrovskis ha precisato di non poter fornire valutazioni nel merito perché non si tratta ancora di misure formalmente definite , è Moscovici che va oltre e dà l’ok di Bruxelles a che la Francia possa superare la soglia del 3% del rapporto deficit/Pil. In un’intervista a Le Parisien, il commissario afferma che il superamento della soglia del 3% del rapporto deficit/Pil nel 2019 per la Francia “può essere concepibile in via limitata, temporanea e straordinaria. “Ogni parola conta”, sottolinea il commissario, “ma l’eventuale sforamento del 3% non deve protrarsi per due anni consecutivi né eccedere 3,5% su un anno”. Per Moscovici, infatti, le misure del presidente francese (stimate intorno ai 10 miliardi di euro) sono “indispensabili per rispondere all’urgenza del potere d’acquisto”.

E allora l’Italia che ha chiesto all’Ue una correzione strutturale del deficit all’1,8%  e per cui si prospetta l’apertura di una procedura di infrazione? La Francia non è l’Italia e i due casi dal punto di vista delle finanze pubbliche sono diversi è in sostanza il messaggio che lancia il commissario. “Non è  indulgenza” si è affrettato a dire Moscovici “sono le nostre regole niente di più, non mettiamo le cose come se da una parte di sia una severità eccessiva e dall’altra parte non so quale lassismo: il paragone con l’Italia è seducente ma sbagliato perché le situazioni sono totalmente differenti” continua Moscovici. “La Commissione europea sorveglia il debito italiano da diversi anni, non l’abbiamo mai fatto per la Francia” conclude.

Non va dimenticato che l’Italia rischia la procedura d’infrazione per debito eccessivo e non per deficit con l’UE che vede il concreto rischio che il debito italiano cresca nei prossimi anni. Per la Francia il rischio è invece di una procedura per deficit oltre tetto del 3%, che partirebbe però solo la prossima primavera visto che la prima bozza del budget 2019 presentata dal governo francese non implicava uno sforamento del 3%. ora con le modifiche annunciate lunedì la Commissione Ue dovrà riesaminare i numeri francesi.

 

Per Francia sforamento ‘temporaneo’

La considerazione che Bruxelles faccia proprio il motto “due pesi, due misure” è errata perché il caso italiano e quello francese sono diversi. Guardando alla Francia, prima delle violente proteste del movimento dei gilet gialli, Macron aveva presentato a Bruxelles una legge di bilancio 2019 con un deficit dell’1,9%, in calo dal 2,4% del 2018 e in linea con l’obiettivo di azzerare il disavanzo entro il 2022. Con le nuove misure annunciate dall’inquilino dell’Eliseo, il deficit complessivo dovrebbe salire al 3,4% mentre il disavanzo senza misure straordinarie  dovrebbe portarsi al 2,5% e poi scendere all’1,4% nel 2020.

Con le nuove misure la Commissione vorrà capire se questa traiettoria di discesa dal 2020 sarà mantenuta ma per ora non ci sono documenti ufficiali su cui effettuare opportune valutazioni, cosa che invece Bruxelles ha potuto fare con l’Italia. Se in sostanza il deficit francese viene ridotto in misura insufficiente, quello italiano viene aumentato. Ciò che Bruxelles rimprovera al governo italiano è che le condizioni economiche dell’Italia non giustificano un peggioramento del deficit e la  manovra cancella alcune misure che avrebbero dovuto sostenere la crescita, a cominciare la riforma delle pensioni. Differenza  fondamentale è il debito pubblico: la Francia ha un debito pubblico pari al 98,5% del Pil (dato 2017) contro il 131,2% dell’Italia (sempre nel 2017).

 

I numeri alla prova del mercato

Come scrivono gli analisti di Barclays, le decisioni della Commissione europea sono generalmente piuttosto benevole, visto che tengono conto dei risultati del PIL nazionale e internazionale, del comportamento fiscale, delle riforme strutturali rispetto agli impegni precedenti.

Infine, ma probabilmente a essere differente tra Francia e Italia è la credibilità dei due paesi agli occhi dei mercati. La riprova è data dai rendimenti dei titoli decennali: quelli francesi sono aumentati di cinque punti base fino allo 0,75% mentre i Btp viaggiano ora sotto il muro del 3% per la prima volta da fine settembre.

Una forbice decisamente larga con il costo del debito quattro volte maggiore per l’Italia. 

 

Cosa cambia in vista delle elezioni europee

Sullo sfondo rimane poi l’appuntamento chiave del 2019 con le elezioni europee.  La mossa della Francia potrebbe accelerare il rifiuto dei vincoli di bilancio imposti dall’Europa, spingendo per una visione eterodossa dell’Europa nei paesi in cui è probabile che l’interesse nazionale venga portato ancora più in primo piano.  In Francia invece i Gilet Gialli fanno convogliare il malcontento di una fascia della popolazione francese togliendo voti soprattutto ai partiti estremisti che all’attuale maggioranza governativa. Secondo un sondaggio condotto da Ipsos, un partito “Gilet Gialli” attirerebbe il 12% dei votanti, molto indietro rispetto a La Republique en Marche (21%), ma vicino a Le Pen (14%), Verdi (13%), Les Republicains (11%) e La France Insoumise (9%).