Francia, da oggi scatta la Tobin Tax sulle società d'Oltralpe

Inviato da Massimiliano Volpe il Mer, 01/08/2012 - 09:06
La tanto temuta tassazione sulle transazione finanziarie da oggi è realtà. Almeno in Francia. Da oggi chi acquista azioni di una blue chip francese è soggetto al pagamento di un'imposta analoga a quella studiata per la prima volta dal premio Nobel per l'economia James Tobin nel 1972 con l'obiettivo di colpire tutte le transazioni sui mercati valutari per stabilizzarli, penalizzando così la speculazione a breve termine.

La Ttf (Taxe sur les transactions financiares) promossa dall'ex presidente Nicolas Sarkozy ha trovato il sostegno anche del nuovo presidente François Hollande tanto che l'Assemblea nazionale ha deliberato un aumento dell'aliquota da applicare sulle transazioni, che sarà dello 0,2%, rispetto lo 0,1% previsto originariamente.

Questa tassazione sarà applicata sull'acquisto di tutti i titoli emessi da un'azienda la cui sede sociale è situata in Francia e la cui capitalizzazione in Borsa supera un miliardo di euro (109 le società coinvolte). Si tratta di un provvedimento analogo a quello già applicato nel Regno Unito con lo "stamp duty" che prevede un'aliquota dello 0,5% su ogni transazione. Secondo quanto riportato da Le Figarò i vertici del'Eliseo stimano di raccogliere con la nuova imposta 200 milioni di euro nel 2012 e 500 milioni il prossimo anno.

Secondo il disegno anche un investitore non francese, che decida di acquistare azioni di una società quotata a Parigi dovrà sborsare un ulteriore 0,2% del prezzo del titolo. Tali somme aggiuntive verranno incamerate da Euroclear France (società specializzata nelle transazioni finanziarie) che girerà il ricavato nelle casse di Parigi.

Un provvedimento analogo a quello introdotto oggi da Parigi è in fase di studio anche per l'intera Europa. Molto favorevoli a questa forma di Tobin Tax sono Italia e Germania, con il cancelliere tedesco Angela Merkel e il premier Mario Monti tra i capifila dei proponenti. Contrari la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, ma anche altri stati come Svezia che in passato aveva introdotto, senza successo, un provvedimento analogo.
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