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Francia: Credit Suisse intravede aspetti preoccupanti sull’economia in vista delle elezioni

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Le elezioni presidenziali in Francia entrano nel vivo e Credit Suisse snocciola le sue preoccupazioni sull’economia transalpina e sulle future mosse dei due candidati. A preoccupare gli analisti è soprattutto la limitata deregulation oltre che la riforma dell’imposta sulle società. “Sotto la presidenza Sarkozy – spiegano gli esperti nella nota odierna – la Francia ha registrato uno dei peggiori record in Europa sulla deregolamentazione. Un aspetto che difficilmente cambierà, visto che la sinistra sembra guadagnare sempre più popolarità nei sondaggi. A questo si aggiunge un possibile aumento del 2% dell’imposta sulle società, soprattutto per le banche”. Un altro aspetto che fa storcere il naso al broker svizzero riguarda il costo del lavoro, il più alto tra le economie dell’area euro e il doppio di quello in Germania. A questo riguardo, Hollande non avrebbe molte soluzioni da adottare. Non solo. “La Francia – illustra Credit Suisse – è la seconda economia più chiusa nella zona euro dopo la Grecia, e quindi può trarre meno benefici da un euro più debole o da una ripresa globale”. Inoltre, molte delle dinamiche sul debito francese sono simili a quelle delle economie periferiche: il deficit di bilancio primario è al 3,4% del Pil, il disavanzo delle partite correnti è pari al 2% del Pil e il debito estero netto è l’11% del Pil. Numeri, che secondo gli esperti della banca d’affari elvetica, spingeranno lo spread Oat/Bund a 150 punti base dagli attuali 125 punti. L’unico aspetto positivo è rappresentato dalla Borsa di Parigi. “La Francia è il terzo mercato più conveniente in Europa, dopo la Grecia e l’Italia”, affermano gli analisti. Per questo, chi volesse puntare sulla Francia, Credit Suisse consiglia di comprare quei titoli con forti vendite al di fuori dell’Europa e una positiva dinamica degli utili (come Publicis e Michelin) e le azioni con uno spread Cds sotto a quello del governo francese (come Edf e Publicis).