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Forum di Algeri, Libia e Nigeria mettono il petrolio sotto pressione

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Dopo l’annuncio che l’eccesso di offerta di petrolio si protrarrà anche nel 2017, sta crescendo l’interesse intorno al prossimo meeting dell’International Energy Agency (Iea), che si terrà ad Algeri dal 26 al 28 settembre. Il problema, come ha sottolineato l’Iea, è la produzione combinata di greggio di Libia e Nigeria, che ha toccato in agosto quota 1,8 milioni di barili al giorno, ovvero circa la metà di quanto i due Paesi hanno prodotto nel 2013. Ma già prima di questi sviluppi sia l’Opec sia l’Iea avavano lanciato un allerta su questi due mercati sostenendo che non avrebbero raggiunto una situazione di equilibrio prima del 2017 inoltrato. “Se tale extra-produzione di petrolio arriverà effettivamente sul mercato, la conseguente pressione sui prezzi e sulle necessità di riduzione di output da parte di altri Paesi produttori potrebbe continuare a pesare sulle valutazioni, peraltro in un periodo dell’anno in cui la prospettiva stagionale dei prezzi del greggio tende a puntare al ribasso”, spiega Ole Hansen, head of Commodity Strategy di Saxo Bank.
 
Nuovi barili
 
Nel corso della settimana quindi il greggio ha registrato perdite proprio su notizie provenienti da Libia e Nigeria relative a un’ulteriore crescita a breve delle loro esportazioni. “Ancora una volta – racconta Hansen – la Libia cercherà di esportare greggio proveniente dai porti di Ras Lanuf, Es Sider e Zueitina, con una produzione che potrebbe arrivare a 300mila barili al giorno”. Quanto alla Nigeria, Exxon Mobil ha dichiarato di essere pronta a riprendere le forniture sino a 340mila barili/giorno e Royal Dutch Shell ne aggiungerebbe altri 200mila. “In totale si potrebbe verificare un incremento di oltre 800mila barili al giorno, che andrà ad aggiungersi all’eccesso di offerta già atteso per il 2017”, dice Hansen.
 
Il caso libico
 
Dei due la Libia è il caso più complesso, considerando il crollo della produzione subìto negli ultimi anni a causa del conflitto in corso che – insieme alla saturazione del mercato cominciata nel 2014 – ha lasciato spazio a un ritorno sul mercato del petrolio iraniano dopo la revoca delle sanzioni e a un aumento della produzione di Paesi come la Russia, l’Arabia Saudita e l’Iraq. Secondo l’agenzia Bloomberg, negli ultimi anni la Libia ha effettuato oltre una dozzina di tentativi falliti allo scopo di aumentare le proprie esportazioni. “Sino a che non si disporrà di un quadro più chiaro circa il successo di questi tentativi rispetto ai precedenti, è probabile che il mercato adotti un approccio attendista”, conclude Hansen.