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Forum di Algeri, Un accordo sulla produzione potrebbe dare il via a un recupero fino a 50 dollari al barile

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Gli occhi del mondo sono puntati su Algeri, che sta ospitando l’International Energy Forum tra i Paesi dell’Opec e la Russia e che si chiuderà domani. La sensazione di molti analisti è che i maggiori Paesi produttori di petrolio non siano mai stati così vicini a un accordo per ridurre la produzione. Il mercato è infatti bloccato a causa della pressione legata all’eccesso di offerta: nel mese di settembre c’è stato un incremento della produzione di 800mila barili al giorno provenienti da Nigeria, Libia e Russia. E solo la riduzione delle scorte USA, il dollaro debole e la rinnovata intenzione (a parole) dei produttori in vista dell’incontro di Algeri hanno contribuito a compensare le aspettative ribassiste sul fronte dell’offerta.
 
La produzione iraniana…
 
“L’aumento della produzione in un mercato già in eccesso di offerta è la sfida che i produttori di petrolio devono affrontare al più presto”, dice Ole Hansen, strategist di Saxo Bank. Ma sapranno raccogliere il guanto? Lo scorso aprile, nel meeting di Doha, non si è posto un limite alla fornitura, in  parte a causa dell’insistenza dell’Arabia Saudita che riteneva che non si potesse trovare un accordo senza la partecipazione dell’Iran. I rappresentanti di Arabia Saudita e Iran si sono incontrati poi a Vienna prima del meeting ed è sembrato che l’Arabia Saudita fosse disposta a tagliare la produzione,, ma solo a patto che l’Iran facesse la stessa cosa. “Dopo sei mesi, possiamo dire che l’Iran abbia raggiunto i livelli di produzione precedenti alle sanzioni e che ci siano speculazioni riguardo l’effettiva possibilità di trovare un accordo”, spiega Hansen.
 
…. e quella araba
 
Da parte sua l’Arabia Saudita ha prodotto circa 10,2 milioni di barili al giorno nei primi cinque mesi dell’anno fino a raggiungere il record di 10,67 milioni nel mese di luglio. “Con lo stabilizzarsi della produzione Usa nel corso degli ultimi due mesi, la pressione sull’Opec è aumentata, soprattutto perché l’eccesso di offerta è legato in particolare all’aumento della produzione degli Stati membri”, dice Hansen. Che aggiunge: “L’ipotesi di una riduzione, in un periodo dell’anno in cui la produzione stagionale tende peraltro a diminuire, sarebbe certo una mossa intelligente, ma che deve ancora ottenere l’improbabile approvazione di Tehran”.
 
Previsioni
 
Durante questo trimestre, il Brent ha registrato un valore medio di 47,7 dollari al barile, muovendosi in un range tra 45 e 50 dollari. Secondo lo strategist, un mancato accordo ad Algeri potrebbe estendere ulteriormente il range verso valori più bassi, mentre un accordo, ovviamente in base al suo contenuto, potrebbe dare il via ad un rally al di sopra dei 50 dollari al barile. In ogni caso, secondo Hansen, un accordo per un taglio potrebbe innescare una corsa speculativa ma, ancora una volta, il Brent fermo sui 50 dollari al barile potrebbe porre una forte resistenza. “Un eventuale non-intervento – conclude lo strategist – comporterebbe invece un’ulteriore crescita della produzione, con il conseguente rischio di portare il Brent a un supporto inferiore ai 45 dollari al barile, raggiungendo potenzialmente i 40 dollari”.