Forex: vendite sull'euro, l'inflazione europea sale al 3%

Inviato da Luca Fiore il Ven, 30/09/2011 - 19:32
L'avversione al rischio torna protagonista e la vittima sacrificale è la moneta unica. La mancanza di una soluzione alla crisi del debito continua a penalizzare l'euro, che oggi paga pegno anche alle dichiarazioni rese dal Ministro delle finanze tedesco e dalle indicazioni arrivate dai dati macro.

Wolfgang Schäuble nel corso di un discorso alla camera alta tedesca, che come il parlamento austriaco ha approvato l'incremento dei poteri e della dotazione del fondo salva-Stati Efsf, ha definito l'attuale turbolenza sui mercati finanziari "preoccupante" poiché esiste il timore di un "sensibile peggioramento dell'economia mondiale".

Le indicazioni macro hanno invece evidenziato il balzo dell'inflazione in Eurolandia al 3%, contro il 2,5% del consenso. Il dato potrebbe allontanare l'ipotesi di un taglio del costo del denaro in Europa, che nelle ultime sedute aveva svolto un ruolo determinante nello spingere al rialzo la propensione al rischio degli operatori.

La fuga dagli asset ad alto rendimento sta quindi favorendo gli acquisti di dollari e yen. Per acquistare un euro in questo momento sono necessari 1,3446 dollari, -1 punto percentuale rispetto al dato precedente, e 103,68 yen, -0,5%. Il primo cross nell'ultimo mese ha perso il 6,8% mentre il secondo è arretrato del 6,3%.

La divisa statunitense guadagna ovviamente terreno anche contro il dollaro neo-zelandese (nzdusd a 0,7644, -0,5%). Fitch e Standard & Poor's hanno entrambe rivisto al ribasso di un gradino il rating sul debito a lungo termine in valuta straniera del Paese dell'Oceania portandolo da AA+ ad AA.

Per quanto riguarda i dati macro a stelle e strisce, redditi e spese ad agosto hanno rispettivamente registrato un calo dello 0,1% ed un +0,2% m/m. +0,1% invece per il Pce core (consenso +0,2%), l'indice dei prezzi calcolato al netto delle variazioni registrate dai prodotti alimentari e da quelli energetici. Meglio delle attese i dati arrivati alle 16, con il Pmi salito a settembre a 60,4 punti e la fiducia dei consumatori misurata dall'Università del Michigan a 59,4 punti.
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