Forex: lo stop al piano di austerità portoghese pesa sull’euro

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Il no del Parlamento portoghese al piano di austerità pesa oggi sull’andamento dell’euro. Il cross euro/dollaro è sceso fino a quota 1,4054 dollari dopo che martedì aveva toccato i massimi a 4 mesi e mezzo a quota 1,4248 $. Ieri sera il Parlamento portoghese ha bocciato il piano antideficit di sviluppo e crescita (Pec) concordato con Bruxelles. Il piano prevedeva tagli per 5 mld di euro (lo 0,8% del pil quest’anno e il 2,5% il prossimo) per riportare il deficit sotto il 3% nel 2012. Il premier socialista Josè Socrates ha rassegnato le dimissioni. Si fa pertanto strada l’opzione di un piano di aiuti targato Ue-Fmi. Il mercato stima una cifra tra i 50 e i 100 mld di euro. Il Portogallo ha tra l’altro l’incombenza di scadenze di debito per 4,3 miliardi di euro il 15 aprile e per 4,9 miliardi a giugno.

“Il fatto che il Portogallo sia ad un passo dalla formalizzazione di una richiesta di intervento da parte del Fondo salvastati e che difficilmente i Paesi membri troveranno una soluzione definitiva prima del mese di giugno – rimarca oggi Michael Hewson, analista di CMC Markets – sono tutti fattori che costituiscono limiti oggettivi alla possibilità di nuovi e consistenti guadagni per la moneta unica”. L’esperto di CMC ritiene che ritiene che fino a che l’Euro non riuscirà a oltrepassare stabilmente la quota di 1,4280 dollari difficilmente potremmo assistere ad un rally che lo porti verso i massimi registrati nel 2008.

Oggi intanto si apre l’atteso summit europeo a Bruxelles, che proseguirà anche domani, per la stabilizzazione della zona euro. Secondo le ultime indicazioni, dovrebbe rinviare a giugno il varo dell’aumento della capacità effettiva di prestito da 250 a 440 miliardi del Efsf (European Financial Stability Facility). Dovrebbe slittare a giugno anche la decisione relativa all’Irlanda che ha richiesto condizioni meno pesanti del prestito concesso. Possibile slittamento che ieri ha fatto schizzare i rendimenti dei titoli di stato decennali irlandesi oltre il 10%, massimi dall’introduzione dell’euro.

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