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Forex: la sterlina è sottovalutata. Lo rimarrà ancora un bel po’

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La sterlina si è svalutata di quasi il 20% a seguito del voto di giugno favorevole all’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. Ora la divisa britannica appare sottovalutata ma i tempi di recupero sono lunghi

L’andamento del cambio sterlina/dollaro Usa

La reazione più rapida all’esito del referendum di giugno in Gran Bretagna si è vista sul mercato Forex. Nei due giorni seguenti il voto a favore dell’uscita dall’Unione Europea, il cambio tra sterlina e dollaro è sceso del 10%. Il ribasso accumulato successivamente si avvicina al 20%. “Rispetto al suo livello di equilibrio – spiegano in un recente studio gli analisti di S&P’s – la sterlina appare al momento sottovalutata di 15 punti percentuali”. È assolutamente normale che nelle fasi di elevata volatilità si vada oltre il livello di equilibrio. Il problema, per chi pensasse alla sterlina come a una opportunità di acquisto, è che la valuta britannica potrebbe rimanere su questi livelli, lontana dai livelli di equilibrio, ancora a lungo.

La BoE si concentrerà sull’inflazione attesa

“Il declino – prosegue il report – è attribuibile sia ad attese negative sul futuro della City londinese, il cui importante peso nell’economia del Paese potrebbe scendere, ma anche al vigoroso intervento di politica monetaria della Bank of England”. La Banca centrale inglese si trova davanti al dilemma tra sostegno alla crescita mediante politiche espansive e controllo dell’inflazione. I prezzi al consumo sono destinati ad accelerare oltre l’obiettivo del 2% nei prossimi trimestri. Posta davanti alla scelta tra inflazione e crescita, la BoE scegliere la seconda strada. “L’esperienza passata suggerisce che la Banca centrale potrebbe scegliere di concentrarsi sulle aspettative di inflazione invece che sull’inflazione corrente. Ciò significa che, se l’accelerazione dei prezzi, verrà percepita dal mercato come un evento temporaneo, la Bank of England potrebbe riuscire a evitare restrizioni di politica monetaria durante le negoziazioni per l’uscita dall’Unione Europea”.