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Forex: sterlina, la base a 1,30 contro dollaro è solida

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La sterlina, dopo il crollo immediatamente seguito all’esito del referendum sulla Brexit, si è stabilizzata costruendo una base a 1,30 contro il dollaro. Secondo Yann Quelenn, analista di Swissquote, difficilmente potrà essere violata

C’è già che parla di miracolo Gran Bretagna e chi rinfaccia ai sostenitori del Sì nel referendum sulla Brexit tenutosi lo scorso giugno, di aver fatto del terrorismo. Per il momento il diavolo non è così brutto come lo si dipinge. I dati macroeconomici pubblicati nelle ultime settimane sembrerebbero ridimensionare molto lo spauracchio rappresentato da Brexit. Yann Quelenn, analista di Swissquote rimane in attesa del prossimo check, il Pmi che verrà pubblicato nei prossimi giorni relativo al mese di agosto.

Il consensus prevede un leggero incremento a 49 punti da 48,2. Si rimarrebbe comunque sotto alla soglia che divide le fasi di espansione economica da quelle di contrazione. Rimane dunque il timore che dopo il sollievo iniziale la pressione sull’economia britannica dell’abbandono dell’Ue possa farsi sentire anche se, spiega Quelenn “continuiamo a credere che i timori fossero e siano tuttora largamente sovrastimati”. 

D’altronde non bisogna dimenticare che “l’adesione della Gran Bretagna all’Unione era sottoposta a tali e numerose condizioni che il distacco non potrà cambiare drammaticamente il futuro dell’isola”. Toni ottimistici, pertanto, con la Bank of England che “potrebbe rimanere ferma a settembre. La Banca centrale aspetterà probabilmente ulteriori evidenze prima di procedere a nuove manovre espansive”.

Per quanto riguarda il cambio tra sterlina e dollaro Usa (GbpUsd), dopo aver toccato i minimi dall’estate 1985 a 1,2798, la valuta britannica ha creato una base in area 1,30, abbastanza solida da fornire l’opportunità per recuperi di valore della sterlina: “Il cambio sterlina/dollaro ha certamente nuovi spazi al rialzo e difficilmente lo vedremo scendere sotto il livello di 1,30. La Brexit, dopotutto, ha contribuito in maniera notevole al deprezzamento della valuta e di conseguenza la politica ha guadagnato tempi supplementari per mettere a punto l’exit strategy”.