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Forex: la SNB non ferma la voglia di asset rifugio, il franco sempre in evidenza

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Ancora una volta è il franco svizzero a monopolizzare l’attenzione degli operatori. Le nuove misure annunciate dalla Swiss National Bank non hanno convinto il mercato, che si aspettava provvedimenti più vigorosi per arrestare la corsa del franco, salito agli onori della cronaca in scia del calo della propensione al rischio.

Oggi la SNB ha annunciato di voler incrementare la liquidità sul monetario portando i depositi a vista da 120 a 200 miliardi di franchi svizzeri. Nonostante l’istituto centrale abbia già rimarcato di essere pronto a prendere nuove misure per contrastare la forza della divisa elvetica, la mossa ha deluso gli operatori, che si attendevano, in linea con i rumor circolati negli ultimi giorni, la fissazione di una banda d’oscillazione temporanea del cross euro/chf. Il franco svizzero guadagna quindi terreno contro euro e dollaro, portando i rispettivi incroci a 1,1461 ed a 0,7925.

Indicazioni deludenti anche per il Vecchio continente. Al di là della proposta di tassare le transazioni finanziare, il mercato sperava che il vertice franco-tedesco potesse portare a misure concrete per arginare la diffusione della crisi del debito ed anche in questo caso era già stata trovata la presunta panacea di tutti i mali: gli Eurobond, i titoli di debito comuni all’Eurozona.

Ma il duo Sarkozy-Merkel ha ribadito la sua contrarietà. “Dobbiamo riguadagnare la fiducia, passo dopo passo. Non credo che gli Eurobond possano aiutarci in questo senso”, ha detto Frau Merkel; “si tratta di strumenti concepibili solo alla fine di un processo di integrazione, istituirli ora equivarrebbe a ripetere gli errori del passato”, ha ribadito Sarkozy.

“È necessario incrementare -secondo Chris Weston di IG Markets- il fondo di salvataggio EFSF. Se la Banca centrale continuerà ad acquistare bond italiani e spagnoli in maniera così massiccia le attuali dimensioni del fondo sono insufficienti”.

I dati europei di oggi hanno evidenziato un rallentamento dell’inflazione dal 2,7 al 2,5%. Sempre a proposito di prezzi, ma spostandoci dall’altra parte dell’Atlantico, +0,2% per i prezzi alla produzione statunitensi a luglio, contro il -0,1% m/m del consenso. Sopra le attese anche il dato “core”, calcolato al netto delle variazioni registrate dai prodotti alimentari ed energetici, che ha messo a segno un rialzo dello 0,4% (consenso +0,2% m/m). L’eurodollaro sale a 1,4454.