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Forex: shutdown scongiurato, ma permane la sfiducia sul dollaro

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Movimenti contenuti oggi sui mercati valutari con lo yen che risale rispetto a dollaro e yen. Il dollaro è reduce da una nuova settimana di ribassi (-1,7% rispetto all’euro) complice la stretta monetaria della Bce ma anche i timori legati al possibile shutdown (blocco dei servizi federali) del governo americano, scampato venerdì scorso con l’accordo dell’ultimo minuto tra Democratici e Repubblicani. Il presidente Barack Obama ha accolto con favore l’accordo: “il più ampio taglio della spesa annuale della nostra storia”.

Il solo fatto che lo shutdown poteva succedere, continua a minare la fiducia degli investitori verso il dollaro statunitense. Dopo avere trovato un accordo in extremis, le prossime settimane saranno cruciali per capire se verrà innalzato il limite di indebitamento.”, rimarca Michael Hewson, analista di CMC Markets.

Ma cosa c’è dietro questa perdurante debolezza del dollaro? La spiegazione data dagli analisti di Fxcm è nella situazione economica degli Usa che richiederà ancora per molto tempo dei tassi di interesse su livelli eccezionalmente bassi, spingendo pertanto gli investitori a spostare in avanti le aspettative di vedere maggiori remunerazioni provenienti dal dollaro. “Queste aspettative circa i possibili rialzi dei tassi molto lontani nel tempo – rimarca Fxcm – , unitamente al fatto che il QE sia ancora a pieno regime e che soltanto un membro votante del FOMC, Fisher (notoriamente il più hawkish del gruppo), voglia cominciare a rimuovere gli stimoli, sta anche portando il dollaro ad essere l’ultima valuta (yen escluso) che potrebbe andare a ritoccare i propri tassi, andando a farle assumere lo status quo di funding currency, che in fasi come queste, dove sono presenti dei rally di breve periodo (siano essi su borse o commodity – questa volta è toccato alle seconde), le vendite avvengano a livello globale per finanziare questi deal”. Questo potrebbe essere qualcosa di buono per l’America in generale, occorrerà valutare quali sarebbero i benefici maggiori derivanti da una possibile svalutazione di breve periodo (aspetti più importanti da valutare sono il pericolo inflazione contro una crescita maggiore grazie all’export).