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Forex: la rivalutazione dello yuan si inceppa nel deficit commerciale

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Colpisce il timing: si parla di rivalutare la moneta cinese e puntuale arriva il primo deficit commerciale dal 2004. Si farà peccato, ma viene da pensar male. Complice si dice il rialzo delle materie prime ed il Capodanno lunare (fabbriche chiuse a febbraio) ma a marzo le importazioni hanno superato le merci vendute all’estero per 7 mld di dollari.

Per la precisione l’import ha totalizzato 119 mld mentre l’export 112, il primo con un +24% mentre il secondo in crescita del 66% tendenziale. La notizia del disavanzo commerciale fa il paio con il rinvio statunitense della presentazione del rapporto che inevitabilmente inserito Pechino tra i manipolatori di valuta.

Gli Usa hanno capito che i funzionari del partito comunista non si faranno tirare per la giacca, mentre nel Celeste impero si inizia a discutere dei possibili aspetti positivi di uno yuan più forte, con in prima fila le migliorate condizioni della popolazione, che vedrebbe il suo potere d’acquisto accresciuto.

Ragioni di opportunità pratica invitano a non sottovalutare quest’ultimo aspetto, viste che le rivolte di chi chiede condizioni di vita più dignitose, in special modo nelle campagne tendono a farsi sempre più frequenti.

C’è chi giura che nel viaggio-lampo a Pechino Geithner sia già riuscito a strappare un piano di graduale, in perfetto stile cinese, rivalutazione monetaria; resta da superare “solo” l’intransigenza dell’ala della People’s Bank of China maggiormente legata al Ministero del Commercio.