Forex: rientra l’allarme Dubai, dollaro perde terreno

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Il rientro dell’allarmismo sulle ripercussioni globali della crisi di Dubai ha ridato linfa ai mercati e sul fronte valutario il dollaro è tornato a scendere. Il cross euro/dollaro oggi ha toccato un massimo a 1,5084 per poi attestarsi a quota 1,5038. Biglietto verde che cede terreno rispetto a tutte le altre principali valute, anche il cross dollaro/yen viaggia in ribasso a 86,09 (-0,61%).
Nella serata di ieri la banca centrale degli Emirati Arabi Uniti ha annunciato un piano di sostegno alle banche locali ed estere che operano nella federazione, facilitando così l’accesso alle linee di credito per fare fronte alla pesante situazione debitoria di Dubai. In sostanza la banca centrale degli Emirati ha comunicato a tutte le banche di voler rendere disponibile una quantità di liquidità addizionale collegata ai loro conti presso l’istituto. Una decisione dettata dalla brusca caduta dei mercati finanziari mondiali in conseguenza della decisione inaspettata del governo di Dubai di chiedere un congelamento del debito della Dubai Word, la holding con 59 miliardi di debiti che controlla la Nakhell, società di costruzioni entrata in crisi con la caduta dei valori immobiliari.

Intanto ieri si è concluso con un nulla di fatto l’incontro tra il numero uno della Bce, Jean Claude Trichet, e il premier cinese, Wen Jaibao. Al centro del dibattito la rivalutazione dello yuan. La richiesta dei delegati europei – presenti anche dal presidente dell’eurogruppo, Jean-Claude Juncker e dal commissario uscente agli Affari Economici e Monetari, Joaquin Almunia – è stata quella di un cambio maggiormente flessibile con Trichet che è apparso comunque scettico circa le possibilità che la richiesta venga accolta prontamente da Pechino. Juncker ha detto di comprendere il perché la Pechino abbia bloccato l’apprezzamento della sua valuta durante la crisi globale, aggiungendo che non si chiede un’impennata dello yuan da un giorno all’altro, ma “un apprezzamento graduale che sarebbe nell’interesse globale e della Cina stessa”.

Infine, per quanto concerne l’agenda economica odierna, spinti interessanti potrebbero arrivare dai dati sull’inflazione nell’eurozona a novembre (dati preliminari, consensus +0,5% a/a) e dai due dati statunitensi in uscita oggi, il Chicago Pmi e l’indice della Fed di Dallas relativi al mese di novembre. Il Chicago Pmi, indice regionale risultante da un’indagine condotta sui direttori d’acquisto di 200 aziende del settore manifatturiero della zona di Chicago, è atteso a 53,3 punti dai 54,2 del mese precedente. Un suo valore sopra quota 50 punti indica un’economia in espansione mentre un valore inferiore rappresenta una fase di contrazione economica. Invece l’indice Fed di Dallas è atteso invariato dal precedente -3,5%, evidenziano così una forte ripresa economica dell’area. Generalmente una lettura di questo indice sotto 0,70 indica una fase di recessione.

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