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Forex: parole di Bernanke non scaldano il dollaro, giù l’Aussie

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Mentre in Europa si attende il d-day di giovedì con l’atteso primo rialzo dei tassi da parte della Bce, oltreoceano la Fed alza lievemente i toni sul tema inflazione confermando comunque la previsione che il surriscaldamento dei prezzi non persisterà. Il cross euro/dollaro rimare saldamente a ridosso di quota 1,42 dollari. Tra le altre valute cede terreno il dollaro australiano dopo che la Reserve Bank of Australia ha lasciato i tassi fermi al 4,75% per la quarta volta consecutiva (decisione attesa dal mercato) e a sorpresa la bilancia commerciale australiana è risultata in deficit a febbraio (-205 mln AU$ rispetto ai +1,2 mld AU$ attesi). Già ieri il cosiddetto Aussie aveva ritracciato dai massimi rispetto al dollaro Us in scia alle dichiarazioni del governatore della Rba, Glenn Stevens, circa l’aiuto al contenimento dei prezzi che arriva dalla forza della valuta locale.

Ben Bernanke, presidente della Federal Reserve, è tornato stanotte sul tema inflazione nel corso di un discorso tenuto a Stone Mountain in Georgia. Il presidente della Fed ha riaffermato che le aspettative di inflazione rimangono stabili e ben ancorate con l’aumento dei prezzi dovuto soprattutto al rincaro delle materie prime. “fenomeno che difficilmente persisterà”, aggiungendo che bisogna comunque monitorare la situazione con estrema attenzione “perché se le mie assunzioni si dimostrassero non corrette, allora dovremmo certamente rispondere e garantire la stabilità dei prezzi”.

Toni più perentori rispetto a quelli utilizzati durante l’ultima riunione del Fomc del 15 marzo. “Nonostante questo cambiamento di linguaggio – rimarca la morning note di Fxcm – il mercato non sembra convinto più di tanto in un intervento in tempi brevi”.

Sempre ieri sono arrivate le parole del presidente della Fed di Atlanta, Dennis Lockhart, che non vede segnali di inversione dell’economia tali da provocare un’interruzione del programma di acquisto di bond da 600 miliardi di dollari (in scadenza a fine giugno). Dichiarazioni che vanno nella direzione opposta rispetto a quelle delle ultime settimane di altri esponenti della Fed che avevano invece mostrato una maggiore apertura verso una più veloce normalizzare della politica monetaria.

L’agenda macro odierna vede in primo piano oltreoceano l’indice ISM non manifatturiero di marzo (consensus 60 punti dai 59,7 del mese precedente). In serata saranno diffuse le minute della riunione di metà marzo della Fed che potrebbero dare nuove indicazioni circa la congiuntura statunitense.

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