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Forex: nuovi massimi dello yuan, ma Pechino rimane restia ad apprezzamento più veloce

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Nuovi massimi per lo yuan. La valuta ha nuovamente aggiornato i massimi storici rispetto al dollaro statunitense facendo segnare ieri il maggior rialzo giornaliero (+0,37%) degli ultimi 9 mesi. La banda di oscillazione giornaliera massima consentita risulta dello 0,5%. Il cambio dollaro/yuan è sceso per la prima volta sotto la soglia di 6,40 yuan per dollaro andando a chiudere ieri a 6,3945, mentre oggi è stato toccato un nuovo minimo assoluto a 6,385. Per lo yuan si tratta dei massimi da quando nel 1993 la banca centrale cinese ha unificato i cambi.

Il trend ascendente della valuta asiatica si è accentuato nelle ultime settimane dopo che la Federal Reserve ha annunciato che manterrà i tassi ai minimi almeno per altri 2 anni non escludendo la possibilità di un nuovo piano di quantitative easing se le condizioni lo renderanno necessario. Inoltre le autorità cinesi tramite il rafforzamento della divisa locale stanno cercando di contenere la dinamica inflazionistica. L’incremento dei prezzi a luglio si è attestato al 6,5%, il livello maggiore degli ultimi 3 anni. L’apprezzamento dello yuan è ben visto dalle autorità internazionali con gli Stati Uniti che più volte hanno sollecitato Pechino a consentire un apprezzamento più veloce della valuta. Lo scorso mese il Fondo Monetario Internazionale ha sottolineato come uno yuan forte aiuterebbe a stabilizzare l’economia a livello globale.

La People’s Bank of China ha rimarcato oggi che intende mantenere il cambio “sostanzialmente stabile”. Il report trimestrale diffuso oggi rimarca inoltre come la stabilità dei prezzi rimane una priorità. La banca centrale cinese infatti agisce sul mercato comprando dollari per limitare l’apprezzamento della valuta locale, una politica che ha reso la Cina il più grande detentore straniero di Treasuries. L’eventualità di un nuovo piano di acquisto di titoli di stato da parte della Fed, che porterebbe a un indebolimento del dollaro, è vista negativamente da Pechino poichè renderebbe ancora più gravoso il compito di evitare un eccessivo rafforzamento dello yuan.