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Forex: il mercato del lavoro Usa spinge al rialzo l’euro

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Seduta a due facce per la moneta unica. Dopo i cali innescati dal possibile slittamento degli aiuti alla Grecia ed il downgrade di 114 banche europee da parte dell’agenzia Moody’s, nel corso della seconda parte l’euro ha recuperato terreno grazie alle indicazioni macro arrivate dagli Stati Uniti.

Nel corso del pomeriggio indicazioni migliori delle attese sono arrivate dalle nuove richieste di sussidio, scese ai minimi da 4 anni a 348 mila unità, dall’indice Philadelphia Fed, che a febbraio è passato da 7,3 a 10,2 punti, e dati relativi il comparto immobiliare (nuovi cantieri a 699 mila e permessi edilizi a 676 mila). Il Dipartimento del Lavoro ha poi annunciato che i prezzi alla produzione a gennaio hanno registrato un +0,1% mensile, al di sotto del +0,4% del consenso, mentre l’indice calcolato al netto delle componenti più volatili (Ppi core) è salito dello 0,4% mensile (+0,2% m/m).

“L’occupazione negli Stati Uniti -ha commentato Vincenzo Longo di IG Markets- continua a migliorare come risulta dai dati degli ultimi mesi, anche se, come ha più volte dichiarato il presidente della Fed, Ben Bernanke, il ritmo non è sostenuto e sarà difficile raggiungere il target del 5,2%-6% del tasso di disoccupazione senza stimoli aggiuntivi”.

Il cambio eurodollaro dopo aver toccato un minimo sotto 1,3 (1,2974) poco prima della pubblicazione dei dati, in questo momento scambia sostanzialmente in linea con il dato precedente a 1,3041. Seduta a due velocità anche per le commodity currencies. In particolare evidenza il dollaro australiano, che quota 1,0725 dollari statunitensi ed a 1,2172 nel cross con la moneta unica (+0,4 e -0,4% rispettivamente).

Anche dall’Australia sono arrivate indicazioni confortanti dal mercato del lavoro. A gennaio le payrolls sono aumentate di 46.300 unità, il ritmo maggiore dal novembre 2010, ed il tasso di disoccupazione è sceso dal 5,2% al 5,1%.