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Forex: le banche centrali frenano la corsa dello yen

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Secondo giorno di vendite per lo yen. La moneta nipponica anche oggi risulta indebolita dalla decisione congiunta delle banche centrali del G7 di fermare il rally dello yen. L’ultima volta che le banche centrali avevano unito le forze era stato nel 2000, e quella volta a beneficiarne era stato l’euro.

Lo yen quota quindi 80,740 contro dollaro (usdjpy, +1,5%) e 114,40 nel cross con la moneta unica (eurjpy, +2,5%). La moneta di Eurolandia, sostenuta dagli acquisti di asset rischiosi guadagna terreno anche contro il biglietto verde, portando l’incrocio tra le due valute a 1,4168 dollari. Ma l’euro beneficia anche delle dichiarazioni di Mario Draghi, che ha confermato la determinazione della Banca centrale europea nella lotta all’inflazione.

“Il Consiglio direttivo della BCE è pronto ad intervenire con fermezza e tempestività per frenare l’emergere di tensioni inflazionistiche”, ha dichiarato il n.1 della Banca d’Italia, secondo il quale “l’emergere di tensioni inflazionistiche richiede di valutare attentamente tempi e modalità di una normalizzazione delle condizioni monetarie”.

Giornata di guadagni anche per il dollaro australiano. L’aussie quota 0,9968 contro dollaro, a livelli pre-tsunami, mentre il cambio aud/jpy sale dell’1,2% a 81,36. Secondo John J. Hardy di Saxo Bank l’incrocio tra l’aussie e lo yen “potrebbe essere decisamente utile per testare la forza dei flussi di rimpatrio dello yen” anche perché “più di metà delle obbligazioni Uridashi (obbligazioni acquistate da investitori giapponesi ma denominate in valuta estera) sono denominate in dollari australiani”.

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