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Forex: il franco mostra i muscoli in attesa della Fed

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Valute rifugio ancora protagoniste. Dopo lo stop innescato dagli interventi delle rispettive banche centrali, il franco svizzero e lo yen tornano prepotentemente alla ribalta. Le tensioni sulle due sponde dell’Atlantico, che potrebbero sfociare in una nuova ondata recessiva, stanno orientando le scelte degli operatori verso gli asset considerati a minor rischio.

Nuovi record quindi per l’oro, che ha registrato un nuovo massimo storico a 1.778,14 dollari l’oncia, e per il franco svizzero. La divisa elvetica nell’incrocio con l’euro questa mattina ha registrato un nuovo minimo storico a 1,0477 ed in questo momento scambia a 1,0514. Alla luce del +26% messo a segno dall’inizio dell’anno dalla divisa elvetica e delle numerose tensioni sui mercati, gli analisti iniziano a scommettere sulla parità euro/franco.

Discorso simile per lo usd/chf, sceso al minimo di 0,7361 nel corso della prima parte ed ora a 0,7393. Tonica anche la divisa nipponica, a 109,87 contro euro ed a 77,26 yen nel cambio con il greenback. Non siamo lontani dai 76,96 yen che alcuni giorni fa avevano portato le autorità giapponesi ad intervenire sul mercato. Il dollaro perde terreno anche contro la moneta unica, sostenuta dagli acquisti sul secondario da parte della Bce. Per acquistare un euro sono necessari 1,4213 dollari, +0,3% rispetto al dato precedente.

Questa sera alle 20.15 l’attenzione sarà catalizzata dal Fomc, il comitato di politica monetaria e braccio operativo della Federal Reserve. Se da un lato non ci saranno sorprese dal fronte tassi, che dovrebbero essere confermati ai minimi storici, novità potrebbero arrivare dalle misure a sostegno della ripresa economica. Tra gli operatori c’è chi ipotizza nuove misure di sostegno e c’è chi arriva a pronosticare un nuovo round di allentamento quantitativo, il QE3.

Secondo Chris Weston, analista di IG Markets: “stabilizzare i mercati è uno dei compiti della Fed e quindi le aspettative sono alte. La Fed potrebbe annunciare di voler reinvestire i proventi derivanti dalle scadenze dei titoli per un ‘periodo esteso’. In qualunque caso gli operatori temono che le autorità abbiano poche armi a disposizione per riportare la calma sui mercati”.