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Forex: Finlandia e Olanda si mettono di traverso, euro sotto 1,26 dollari

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Finlandia e Olanda bloccano il recupero dell’euro. Dopo esser salito fino a 1,2667, il cambio eurodollaro nella seconda parte ha risentito dell’intenzione dei due Paesi di bloccare, o quantomeno di rallentare, gli acquisti dei bond dei Paesi in difficoltà da parte del Fondo salva Stati.

Il Paese scandinavo ha fatto sapere di aver votato contro alla proposta di acquistare bond sul secondario mentre dall’Olanda un portavoce dell’esecutivo ha rimarcato che gli interventi andranno valutati caso per caso. Venerdì scorso il premier olandese si era detto scettico su questo tipo di operazioni perché troppo costose.

In questo momento la moneta unica quota 1,2582 dollari, oltre mezzo punto percentuale in meno rispetto al dato precedente, e 99,82 yen, -1,2%. Segno meno anche per il cambio dollaroyen che lascia sul parterre lo 0,6% a 79,33. Per quanto riguarda l’eurusd “il grafico orario farebbe pensare -ha commentato Vincenzo Longo di IG Markets- che il rialzo non è del tutto sfumato. Il supporto transita per 1,2550-1,2530, mentre la resistenza si colloca a 1,27”.

Nel corso della seduta indicazioni negative sono arrivate anche dai dati macroeconomici. Questa mattina Eurostat ha annunciato che a maggio la disoccupazione europea ha toccato un nuovo record storico attestandosi all’11,1%, lo 0,1% in più rispetto al dato precedente. In Eurolandia i senza lavoro sono 17,6 milioni, 1,8 milioni in più rispetto ad un anno prima.

La propensione al rischio ha dovuto fare i conti anche con gli indici Pmi relativi il comparto manifatturiero. Hanno aperto le danze i 48,2 punti del dato cinese (Hsbc), poi è stata la volta del Pmi europeo (45,1 punti) e di quello britannico (48,6 punti). Nel corso del pomeriggio è arrivato l’aggiornamento relativo l’Ism statunitense, pari a 49,7 punti. In tutti i casi gli indici si sono attestati sotto la fatidica soglia dei 50 punti, lo spartiacque che separa espansione e recessione dell’attività economica, e questo potrebbe spingere le banche centrali ad approvare nuove misure di sostegno all’economia.