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Forex: exploit del dollaro dopo rialzo a sorpresa del tasso di sconto da parte della Fed

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La Fed coglie di sorpresa i mercati, soprattutto per il timing della mossa. Dopo la chiusura di Wall Street, la banca centrale americana ha annunciato l’aumento del tasso di sconto di 25 punti base, portati allo 0,75%, aumentando così allo 0,50% lo spread rispetto ai fed funds. La Fed ha rimarcato come tale decisione non sia un passo verso una politica monetaria più restrittiva. Il rialzo dei tassi di sconto, si legge nella nota della Fed, va inteso come un’ulteriore normalizzazione delle lending facilities della Fed. “Questa decisione non è da leggersi come l’avvio di una restrizione monetaria cui seguirà nell’immediato anche un rialzo dei Fed funds – spiegano gli analisti dell’ufficio studi di Intesa Sanpaolo -. Come la stessa Fed ha tenuto a precisare è da interpretarsi come una mossa di normalizzazione, e non rappresenta un segnale di modifica del sentiero di politica monetaria”. Secondo gli esperti la combinazione dell’ultime mosse della Fed e la cautela che ha espresso nel valutare la ripresa degli Stati Uniti dovrebbe sostenere la stabilizzazione del dollaro e un modesto graduale consolidamento. “La decisione a sorpresa della Fed ha fortemente penalizzato l’euro, non tanto per la mossa in sé, attesa dai mercati, quanto per il timing”, hanno precisato gli analisti di Intesa Sanpaolo.
Mossa della Fed che ha provocato una forte accelerazione al rialzo del dollaro con cross dollaro/yen schizzato in area 92 ed euro/dollaro sui minimi a 9 mesi sotto quota 1,35 (toccato minimo a 1,3444). La moneta unica europea ha poi progressivamente recuperato parte del terreno perso sfruttando anche le buone indicazioni arrivate dagli indici Pmi dell’Eurozona. In particolare l’indice Pmi manifatturiero è salito a 54,1 punti a febbraio. Si tratta della lettura preliminare. Le attese erano ferme 52,7 punti dai 52,4 del mese precedente. Lievemente sotto le attese invece l’indice Pmi servizi sceso a 52 punti dai 52,5 del mese precedente.

Nel pomeriggio un solo dato in agenda negli Stati Uniti. L’indice sui prezzi al consumo a gennaio è atteso in crescita dello 0,3% m/m dopo il +0,2% del mese di dicembre. A livello tendenziale l’inflazione dovrebbe risultare in ascesa del 2,8% dal precedente +2,7%. Ad aumentare il costo della vita dovrebbe aver inciso primariamente il rialzo dei prezzi energetici. Difatti l’indice “core”, calcolato al netto della componente energetica, è atteso in frazionale rialzo (+0,1% m/m).

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