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Forex: l’euro torna a flirtare con quota 1,35 dollari

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Dopo la toccata e fuga della vigilia, l’euro tenta nuovamente di portarsi sopra la soglia di 1,35 dollari, nei pressi dei massimi a 2 mesi. La moneta unica europea a metà mattinata viaggia a 1,3496 dollari (+0,34%), sui massimi intraday. Moneta unica europea in ascxesa anche verso lo yen (+0,28% a 110,82 yen) e il dollaro canadese (+0,43% a 1,3448).

Moneta unica risalita nel corso della mattinata in sintonia con il cambio di umore dei mercati azionari che avevano avviato la seduta in rosso sui timori legati all’eccessiva crescita cinese con aumento possibilità di una stretta monetaria. I dati arrivata oggi da Pechino hanno evidenziato un progresso del 9,8% a/a del pil nel quarto trimestre rispetto al +9,4 per cento atteso dal mercato. Le vendite al dettaglio sono aumentate a dicembre del 19,1% rispetto allo stesso mese del 2009 (consensus era +18,7%). La produzione industriale invece ha registrato a dicembre un progresso del 13,5% su base annuale. Le attese erano ferme a un +13,4%. Volgendo lo sguardo all’inflazione, l’indice dei prezzi al consumo in Cina ha evidenziato a dicembre un rialzo del 4,6% su base annuale, come da attese. Il mese precedente la variazione era stata di un +5,1%.

Ieri lo yuan ha toccato i nuovi massimi storici sul dollaro con il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha ribadito che la valuta cinese è ancora sottovalutata.

Oggi pomeriggio attesi importanti dati macro statunitensi. Il Dipartimento del lavoro Usa diffonderà il consueto dato sulle richieste settimanali di sussidi di disoccupazione. Il consensus è 420 mila. Settimana scorsa erano salite a sorpresa fino a quota 445 mila dalle 409 mila della precedente rilevazione.

Riflettori anche sul mercato immobiliare con i dati di dicembre sulle vendite di case esistenti. Il consenso è a quota 4,87 milioni di unità. Ieri ha deluso il dato sull’avvio di nuovi cantieri che ha evidenziato un calo del 4,3% m/m a 529 mila unità rispetto alle 585 mila attese. Infine sono in agenda il Philadelphia Fed di gennaio (consensus 22 punti dai 20,8 punti di dicembre) e il leading indicator di dicembre (+0,6% le attese dal +1,1% precedente).

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