Forex: l'euro tenta il recupero, deboli le commodity currency

Inviato da Titta Ferraro il Lun, 01/02/2010 - 10:59
Primi scorci della nuova settimana con l'euro che tenta di risalire la china sui mercati valutari dopo la debolezza delle ultime settimane. La moneta unica europea ha chiuso la scorsa ottava sui minimi dallo scorso giugno sotto quota 1,39 dollari. Oggi il cross euro/dollaro risulta in rialzo a 1,3909 dollari, in ascesa anche il cross euro/sterlina a 0,8735. Venerdì il dollaro aveva accelerato al rialzo a seguito del balzo oltre le attese del pil statunitense nel quarto trimestre (+5,7% rispetto al +4,5% atteso). Euro che ha accelerato leggermente dopo l'uscita dell'indice Pmi manifatturiero a gennaio salito oltre le attese a 52,4 punti. Si tratta della lettura finale. La prima lettura era stata 52 punti.

Oggi segnali contrastanti dall'Asia con chiusura poco mossa per Tokyo (+0,07%), mentre ha ceduto terreno la borsa cinese (-1,60% per lo Shanghai Composite). Deludente l'indice PMI cinese che a gennaio si è attestato a gennaio a quota 55,8 punti, in lieve calo rispetto ai 56,6 punti di dicembre. Calo dell'indice Pmi cinese che ha penalizzato il settore delle risorse di base con i prezzi delle materie prime in calo e conseguente debolezza delle commodity currency. In particolare il dollaro australiano e quello canadese cedono lo 0,32% rispetto al dollaro statunitense.

Nel pomeriggio attesi importanti dati economici da oltreoceano. Alle 14.30 quello sulle spese personali, attese in progresso dello 0,3% a dicembre dopo il +0,5% del mese precedente. Il deflatore Pce è invece visto in rialzo dello 0,1% m/m. Alle 16.00 il dato più importante della giornata, l'indice Ism manifatturiero statunitense relativo al mese di gennaio. E' atteso sostanzialmente stabile a 55,5 punti dai 55,9 del mese precedente. L'Ism si basa su un'indagine svolta tra i direttori d'acquisto di circa 300 aziende statunitensi e rappresenta il rapporto più importante per il settore manifatturiero statunitense. Di particolare importanza all'interno dell'Ism è il dato sui prezzi pagati, indicatore delle pressioni inflazionistiche. Un livello di quest'indicatore inferiore a 50 punti segnala una contrazione dell'economia mentre un livello superiore indica una crescita.
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