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Forex: l’euro si porta a ridosso di quota 1,33 dollari, debole lo yen

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Scende l’avversione al rischio sui mercati in scia alle attese di una rapida intesa per il pacchetto di aiuti alla Grecia. Oggi il presidente della Commissione Europea, Josè Manuel Barroso, si è detto confidente circa un accordo rapido tra Ue, Fmi e Bce. Barroso che ha aggiunto di “non avere dubbi circa la solidità dell’euro”. E oggi sul mercato valutario prosegue la ripresa della Moneta unica europea, in rialzo per il terzo giorno consecutivo. Il cross euro/dollaro ha toccato un massimo sopra quota 1,33 dollari per poi attestarsi a 1,3292 dollari. Debole invece lo yen che cede mezzo punto percentuale rispetto all’eruo con cross euro/yen sopra quota 125 yen. Sul fronte macroeconomico, dal Giappone è arrivata l’attesa conferma dei tassi di interesse allo 0,1%. Deludente la produzione industriale: secondo i dati preliminari è aumentata dello 0,3% a marzo contro il -0,7% del mese precedente (consensus era per un rialzo dello 0,8%). Infine la disoccupazione è salita al 5% (consensus 4,9%).

In Europa notizie poco confortanti sul fronte occupazionale sono arrivate dalla Spagna, con il tasso di disoccupazione salito sopra la soglia del 20% nel primo trimestre 2010 dal 18,8% del trimestre precedente. Si tratta dei livelli più elevati degli ultimi 13 anni e praticamente il doppio rispetto alla media europea. Nodo disoccupazione che rende più difficile per il governo Zapatero l’azione di riduzione del deficit spagnolo che a fine 2009 risultava il terzo più alto dell’eurozona (11,2% del pil).

Finale di ottava che sarà caratterizzato con la prima lettura flash del pil statunitense (consensus +3,3% annualizzato dopo il +5,6% del trimestre precedente). Gli Stati Uniti hanno archiviato il 2009 con un calo del pil nell’ordine del 2,4%, maggior flessione dal 1946. Attese molto positive sono soprattutto per le spese per consumi: nel primo trimestre 2010 dovrebbero essere salite del 3,3%, ossia a un ritmo quasi raddoppiato rispetto al +1,6% dell’ultimo scorcio di 2009. Se confermato sarebbe una forte conferma della ripresa dei consumi negli Usa, che contano per circa il 70% del pil.

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