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Forex: l’euro si mantiene a ridosso di quota 1,25 dollari

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Senza direzione oggi il cambio euro/dollaro che si mantiene a ridosso di quota 1,25 dollari. Moneta unica europea che perde terreno rispetto alla sterlina con cross a 0,8615 pound ed al dollaro canadese (cross a 1,32 dollari canadesi). Il cross euro/dollaro venerdì scorso si era riportato sopra area 1,26 dollari (massimo intraday a 1,2672 $) su. Moneta unica europea che settimana scorsa, dopo aver toccato in settimana i minimi a 4 anni rispetto al biglietto verde e a 10 anni rispetto allo yen, ha recuperato oltre il 3% sul dolalro anche in scia alla speculazione su possibili mosse della Bce per sostenere la moneta. Le tensioni in Corea stanno spingendo gli acquisti verso le valute rifugio, ossia dollaro e yen.
Scarna l’agenda economica di oggi con in primo piano le vendite di case esistenti nel mese di aprile negli Stati Uniti. La lettura è attesa in crescita a 5,6 milioni di unità dai 5,4 milioni del mese precedente. A metà settimana verrà diffuso il dato relativo alle vendite di nuove case che a marzo aveva fatto registrare un balzo mensile del 26,9 per cento a 411mila unità. Le attese sono di un aumento a 420mila unità (più 2,2 per cento). Il dato è un buon indicatore della spesa per consumi e di riflesso dell’occupazione.
Intanto sabato si è tenuto un vertice bilaterale tra Germania e Gran Bretagna. Il nuovo premier britannico, David Cameron, ha rimarcato come il suo paese non intenda diventare un membro dell’euro, ma “anche Gran Bretagna ha bisogno di un euro forte e stabile”. Nodo debito che secondo Pimco, il maggior gestore obbligazionario del mondo, è un problema primario in molti paesi sviluppati. “Nonostante gli aiuti arrivati da Unione Europea e Fmi rimane elevato il rischio che la Grecia non sia in grado di rifinanziare il proprio debito”, rimarcano oggi gli esperti di Pimco. Tra gli stati alle prese con il problema debito, Pimco cita anche Stati Uniti, Giappone, Gran Bretagna, Spagna, Irlanda, Italia e Portogallo. Di contro i mercati emergenti potrebbero beneficare della loro posizione debitoria molto migliore, oltre che delle grandi capacità di spesa dei loro governi. In Italia intanto tiene banco l’imminente varo della manovra correttiva, che dovrebbe essere approvata dal Consiglio dei ministri domani o al massimo mercoledì mattina. Molte le misure al vaglio per permettere un più rapido rientro dal deficit di bilancio. Le ultime voci che trapelano dal governo vedono l’abbandono dell’ipotesi di condono edilizio e di tagli alla sanità, decisione che porterebbe l’entità complessiva della manovra a scende a quota 24 mld di euro rispetto ai 27-28 mld prospettati settimana scorsa. Restano in piedi invece i paletti base della manovra: si partirà dal congelamento, per tre anni, degli stipendi pubblici a partire dal primo mese disponibile; inoltre gli stipendi sopra i 90 mila euro verranno tagliati del 5% e quelli sopra i 120mila del 10%; tra i punti allo studio c’è anche l’aumento delle aliquote fiscali sui ricavi delle stock option, fonte maggiore di guadagno per banchieri e manager privati. Poi riduzione da quattro a una l’anno delle finestre per andare in pensione.