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Forex: l’euro resta sotto pressione, il dollaro beneficia dell’avversione al rischio

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Non si allentano le pressioni sulla moneta unica. Il day-after la svolta “americana” della Bce, i riflettori in Europa restano puntati sul nostro Paese. Nel corso del G20 di Cannes il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy ha dichiarato che l´Italia “ha invitato il Fondo monetario internazionale a valutare ogni trimestre l´attuazione delle misure”. La prossima settimana, ha ribadito Josè Manuel Barroso, sarà in programma una missione Ue a Roma. Ed il ruolo di “sorvegliata speciale” ha fatto tornare lo spread tra il Btp a dieci anni e il Bund tedesco sopra quota 450 punti base.

L’altro fronte caldo è quello greco. Il Ministro delle Finanze Evangelos Venizelos ha ufficialmente cancellato il referendum sulle misure anticrisi concordate con Ue e Fmi. A questo punto la palla passa al Premier Papandreou, che questa sera dovrà cercare di ottenere la fiducia parlamentare. Nel caso Papandreou non dovesse avere i numeri per andare avanti, entro 30 giorni dovranno essere convocate le elezioni. “Sull’euro -ha dichiarato Jana Pristovsek, analista di IG Markets- hanno pesato anche le parole del neo-presidente della Bce Mario Draghi, secondo il quale la Zona Euro potrebbe scivolare in recessione nell’ultima parte del 2011”.

La moneta unica in questo momento quota 107,79 yen e 1,3793 nel cambio con il dollaro, che vede il dollar index salire dello 0,3% a 76,9 punti. Nel corso dell’ottava l’indice che misura l’andamento del greenback nei confronti di un basket di valute ha registrato un rialzo del 2,7%, l’incremento maggiore in quasi due mesi.

Oggi a rafforzare il biglietto verde ci hanno pensato le indicazioni contrastanti arrivate dal mercato del lavoro a stelle e strisce. Il mese scorso la prima economia del pianeta ha registrato un saldo delle buste paga nei settori non agricoli positivo per 80 mila unità, -15 mila rispetto al consenso medio degli analisti, ed il Dipartimento del Lavoro ha annunciato di aver rivisto al rialzo i dati relativi agosto e settembre (da +57 a +104 mila il primo e da +103 a +158 mila il secondo). Meglio delle attese l’indice che misura il tasso di disoccupazione, passato dal 9,1% precedente (e del consenso) al 9%.

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