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Forex: euro mantiene buona intonazione in attesa di asta portoghese

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Moneta unica europea a ridosso di quota 1,42 dollari (1,4177) dopo l’avvio positivo dei mercati azionari europei. Ieri l’euro si era spinto fino a 1,4233 dollari in scia all’aumento oltre le attese dell’inflazione nell’eurozona a marzo (+2,6% a/a, massimi dall’ottobre 2008. Dato che ha aumentato ulteriormente le pressioni per una prima stretta monetaria da parte della Bce che si riunirà giovedì prossimo (7 aprile).

Ieri sera intanto sono arrivate le prime indicazioni sugli stress test effettuati sulle banche irlandesi. I principali quattro istituti necessitano di un rafforzamento patrimoniale di una cifra pari a 24 miliardi di euro, sostanzialmente in linea con le aspettative di mercato. Oggi riflettori puntati sull’asta portoghese per collocare un miliardo e mezzo di euro in titoli di Stato. “Costituirà il banco di prova sia per riparametrare rendimenti e cover to bid ratio che per un riscontro circa i primi effetti su di un Paese periferico dell’imminente rialzo dei tassi di interesse in Europa”, commenta oggi Michael Hewson, analista di CMC Markets. Il mercato forex per il momento non sembra prezzare le conseguenze negative che un euro più caro avrà su Irlanda e Portogallo. Hewson spiega il movimento dell’euro con le attese sui tassi: “Il mercato è concentrato a scontare i differenziali sui tassi a favore della moneta unica, nonostante le ultime dichiarazioni provenienti dai membri della Fed siano sempre più orientati a posare una pietra tombale sulle prospettive di un terzo Quantitative Easing”.

A tal proposito ieri Narayana Kocherlakota, presidente della Fed di Minneapolis, ha detto che a fine anno i fed funds potrebbero salire allo 0,75% si confermerà la crescita dell’inflazione core e il rafforzamento dell’economia Usa. Kocherlakota quest’anno è membro votante del Fomc, il comitato di politica monetaria della Fed. I federal funds rate sono fermi ai minimi storici (range 0-0,25%) dal dicembre 2008. Le ultime dichiarazioni provenienti dai membri della Fed sono state tutte improntate verso un’uscita graduale dalla politica ultra-accomodante e hanno allontanato la possibilità di un terzo round di quantitative easing. In settimana erano arrivate le dichiarazioni di Thomas Hoenig, presidente della Fed di Kansas City, ha dichiarato che la politica espansiva della Fed sta alimentando i prezzi delle materie prime e sarebbe auspicabile un rialzo dei tassi di interesse di riferimento verso l’1% “al più presto”.