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Forex: euro in stand-by, si scalda il dollaro canadese

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Resta alta la volatilità dei mercati valutari con l’euro che si muove a ridosso di quota 1,29 dopo la violenta caduta accusata ieri in corrispondenza con la reazione negativa del mercato ai deludenti riscontri arrivati dalla trimestrale di Goldman Sachs e al calo ai minimi 2010 dell’avvio di nuovi cantieri edili a giugno. In particolare il dato sull’immobiliare ha evidenziato una flessione del 5 per cento a 549 mila unità, ben oltre quanto preventivato dal mercato (consensus 577 mila).

“Abbiamo assistito ieri al superamento della forte barriera posizionata a 1,30 – rimarca oggi il report di Forex Capital Markets (FXCM) – dopo aver raggiunto un massimo a 1,3020, questo movimento ha prodotto un repentino calo, di 170 punti. Osservando ora la tendenza di breve-medio è ancora indirizzata a rialzo: consideriamo infatti che il livello di inversione del movimento di ripresa, iniziato proprio l’inizio di luglio nei pressi di 1,22, si trovi per le prossime ore vicino a 1,2750 e sino a che questo terrà ipotizziamo obiettivi a 1,31 prima e verso il più ambizioso 1,35, poi”.

Tra le altre valute segnali di forza anche oggi dal dollaro canadese che sale dello 0,80% rispetto all’euro. Ieri la Bank of Canada ha nuovamente alzato il costo del denaro di 25 punti base allo 0,75%, in linea con le attese del mercato. Si tratta del secondo incremento consecutivo in poco più di due mesi. La banca centrale canadese ha inoltre rimarcato la fiducia circa l’andamento dell’economia domestica stimando un pil in aumento del 3,5% nel 2010, del 2,9% nel 2011 e del 2,2% nel 2012.

Dollaro canadese che figura tra le valute preferite di Julius Baer. Nell’asset allocation per il terzo trimestre 2010 dello Swiss & Global Asset Management si rimarca infatti come Norvegia, Australia e Canada sono state tra le prime a innalzare i tassi di riferimento. “Privilegiamo le loro divise a scapito di quelle principali, quali euro e dollaro statunitense – rimarcano gli strategist di Julius Baer – non solo per via del differenziale d’interesse positivo, destinato ad ampliarsi in futuro, ma anche perché la politica monetaria restrittiva di questi paesi s’inserisce in contesti caratterizzati da conti pubblici relativamente solidi e da una crescita più sostenuta dell’economia”.
Oggi giornata scarna di dati economici negli Sati Uniti con le scorte settimanali di petrolio alle 16.30. Alle 16.00 è invece in agenda un discorso al Senato del presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke. Per quanto concerne invece il Vecchio continente spicca l’uscita dei verbali della Bank of England.

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