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Forex: dollaro sostenuto anche in caso di conferma dei tassi

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Dai meeting delle banche centrali non sono finora emerse grandi indicazioni per gli operatori. “La maggior parte hanno utilizzato fondamentali domestici solidi e, in alcuni casi, la relativa debolezza delle rispettive valute, per evidenziare la scarsa necessità di nuove politiche di allentamento o per ritardare il processo di normalizzazione“, si legge in una nota elaborata dalla francese Crédit Agricole.

È questo il caso della Reserve Bank of Australia, della Bank of Canada, della Riksbank, della Bank of England e della Bank of Japan. “In altri casi, come in quelli della Reserve Bank of New Zealand o della Banca centrale europea, i responsi sono stati più ‘dovish’ (da colomba, espansivi ndr)”.

La RBNZ e la Bce “hanno evidenziato il deterioramento dell’outlook globale per giustificare l’eventuale approvazione di ulteriori misure di stimolo”. Nel caso dell’istituto guidato da Mario Draghi, “sembrerebbe che i toni ‘dovish’ siano inoltre finalizzati all’indebolimento dell’euro”.

Arriviamo così alla Federal Reserve che giovedì sera potrebbe annunciare il primo incremento del costo del denaro da quasi 10 anni. Indicativamente la maggior parte degli operatori è orientata, alla luce delle turbolenze arrivate nelle ultime settimane da Pechino, per una conferma del costo del denaro ai minimi storici (anche se l’ipotesi di un primo incremento simbolico, 25 punti base, resta in piedi e potrebbe permettere all’istituto guidato da Janet Yellen di ricaricare le munizioni in vista di nuove tensioni nei prossimi mesi).

In qualunque caso, continuano gli analisti del Crédit Agricole, “anche se il Fomc (il braccio operativo della Federal Reserve, ndr) non dovesse alzare i tassi giovedì, manderà un segnale mediamente ‘hawkish’ (da falco, restrittivo ndr) destinato a sostenere il dollaro”.