Forex: dollaro debole in attesa di Jackson Hole, in evidenza l'Aussie

Inviato da Titta Ferraro il Ven, 26/08/2011 - 10:52
Valute rifugio in progresso nella prima parte della giornata con il cross dollaro/yen tornato a cavallo di quota 77 yen. Oggi sono arrivate dal Giappone le dimissioni del premier Naoto Kan, con il suo sostituto che sarà deciso lunedì dal partito democratico giapponese. Tra i candidati spicca il ministro delle finanze, Yoshihiko Noda. "Sono pronto a prendere le redini della politica nazionale", ha detto Noda promettendo di aiutare il Giappone riacquistare vitalità. "La crisi finanziaria ed economica globale pesa sul Giappone - rimarca la nota diffusa dal ministro delle finanze - e il Paese deve affrontare una grande sfida che potrebbe portare alla perdita di fiducia e ricchezza".

Debole oggi il dollaro che paga dazio su tutte le altre principali valute in attesa delle parole di oggi del presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, in occasione della riunione annuale dei banchieri centrali a Jackson Hole organizzata dalla banca centrale statunitense. Proprio un anno fa nella stessa occasione Bernanke aveva aperto la strada al varo di un secondo piano di quantitative easing favorendo la ripresa del mercato azionario e un veloce deprezzamento del dollaro (oltre -7% nel solo mese di settembre 2010). L'attuale rallentamento economico degli Stati Uniti ha aumentato le pressioni per un terzo round di acquisti di titoli di stato. La Fed però potrebbe essere frenata dal nuovo focolaio inflattivo con i prezzi al consumo saliti dello 0,5% m/m a luglio (+3,6% a/a). Un anno fa l'inflazione "core", ossia al netto delle componenti cibo ed energia, era solo dello 0,9% rispetto all'1,8% attuale. Le parole di Bernanke saranno precedute dall'importante banco di prova della seconda lettura del pil statunitense del secondo trimestre che secondo le attese di mercato dovrebbe evidenziare un +1,1% annualizzato rispetto al +1,3% della prima lettura flash.

"Bernanke avrà il compito di cercare di tranquillizzare i mercati - rimarca la nota odierna di Fxcm - aprendo ulteriormente le porte della Fed alla trasparenza, andando dunque a fornire delle risposte concrete di impegno da parte dell'Istituto Centrale americano per contrastare la debolezza della ripresa economica a stelle e strisce". Gli analisti di Société Générale ritengono che prima di arrivare a un QE3 la Fed metterà in campo tutte le armi convenzionali e soprattutto degli strumenti meno controversi. In questo senso è considerato più probabile l'innalzamento della duration media dei titoli nel portafoglio della Fed. Un'altra opzione vagliata da SocGen è la modifica del bilancio della Fed attraverso la promessa di non ridurre la quantità di titoli in portafoglio prima del 2013 o mediante il mantenimento dell'esposizione attuale almeno fino al 2013.

Tra le altre valute viaggia in rialzo dello 0,4% il dollaro australiano rispetto al dollaro Usa. "Guardiamo con attenzione all'inflazione - ha rimarcato oggi il governatore della Reserve Bank of Australia, Glenn Stevens - ma gli ultimi sviluppi sui mercati internazionali hanno portato a un calo della fiducia che dovrebbe produrre un rallentamento della domanda rispetto a quanto previsto nell'ultimo meeting della Rba di inizio agosto". Stevens, intervenuto a Melbourne davanti alla commissione parlamentare, ritiene pertanto appropriato l'attuale livello dei tassi allontanando l'eventualità di una stretta monetaria per contrastare l'inflazione, senza però avallare nemmeno l'ipotesi di un taglio dei tassi per stimolare l'economia. I tassi in Australia sono fermi al 4,75% dal quarto trimestre 2010. Il governatore della Rba ha rimarcato che la banca centrale ha sufficienti munizioni per rispondere a un deterioramento dell'economia globale, con le società australiane ed i consumatori che sono meglio posizionati per resistere alla volatilità dei mercati rispetto a tre anni fa.
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