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Forex: l’avversione al rischio premia dollaro e yen

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Continua il calo dell’euro/yen sul valutario, con il cross che dopo i minimi dal 2001 messi a segno nella prima parte, nel pomeriggio ha intensificato la discesa scambiando in questo momento a 107,74 (nuovo minimo di seduta a 107,30). Il movimento è attribuibile all’effetto combinato delle tensioni legate ai 442 mld di euro di prestiti che le banche europee dovranno restituire alla Bce giovedì, un’operazione che potrebbe drenare eccessiva liquidità dal sistema, e del rientro dei profitti in Giappone in vista della fine del secondo trimestre.

La Banca centrale europea ha annunciato che non rinnoverà il programma di prestiti a un anno sostituendolo con operazioni trimestrali; secondo alcune indiscrezioni gli istituti di credito spagnoli starebbero facendo pressioni sulla Bce per alleviare l’impatto del provvedimento. Intanto, in attesa dei risultati degli stress-test, i tassi interbancari sono schizzati ai massimi da 7 mesi.

Il tutto si traduce in una fuga dagli asset considerati più a rischio ed al riaffiorare del nervosismo sulle Piazze, del quale beneficia ovviamente anche il biglietto verde, che nell’eur/usd scende sotto 1,22 scambiando a 1,2183 (-0,83%), e la sterlina, a 0,8089 (-0,5%) nell’eur/gbp (Andrew Sentance, membro della Bank of England, ha esortato una stretta monetaria per prevenire la risalita dell’inflazione). Il greenback guadagna terreno contro le principali controparti, portando il dollar index a 86,194 (+0,63%).

Ad innescare le vendite sui mercati asiatici prima ed europei poi è stata la pesante revisione al ribasso del superindice cinese di aprile, passato dall’1,7% allo 0,3%; si tratta di un dato che in genere aiuta a prevedere l’andamento dell’economia nei successivi 6 mesi. Indicazioni poco confortanti sullo stato di salute dell’economia globale sono poi anche arrivate dal Giappone, con il tasso di disoccupazione che a maggio ha messo a segno un inatteso rialzo al 5,2% (dal 5,1%, 5% per il consenso), la spesa delle famiglie che ha registrato un -0,7% annuo e la produzione industriale (dato preliminare) in calo dello 0,1%.

Restando in tema, la fiducia dei consumatori dell’Eurozona a giugno si è attestata a -17 punti (-18 per il consenso), mentre per quanto riguarda i dati arrivati dall’altra sponda dell’Atlantico, le vendite nelle grandi catene retail statunitensi nelle 4 settimane di giugno hanno fatto registrare un +3% annuo ed un -0,6% nel confronto mensile, l’indice Case-Shiller, che misura i prezzi delle abitazioni nelle maggiori 20 città, ha fatto meglio dei pronostici con un +3,8% annuo, e la fiducia dei consumatori di giugno ha pesantemente deluso attestandosi a 52,9 punti, dai 63,3 punti di maggio (62,5 punti per il consenso).